Violenze verbali e fisiche: fino a dove può spingersi il degenero verso le istituzioni?

Un degenero costante. Dire che la democrazia sia rischio è un tantino azzardato, e paragonare le due situazioni non è assolutamente corretto, ma qualcosa è cambiato (in peggio) e si vede. Negli ultimi giorni ad Alpignano e Giaveno, in provincia di Torino, si sono verificati due episodi controversi, di violenza verbale e fisica, dove le amministrazioni locali sono state messe nel mirino di ignoti. Partiamo proprio da Giaveno, dove il sindaco, Carlo Giacone, è stato picchiato questa notte da una persona incappucciata nel pieno centro della città. Non se la passano meglio il collega Steven Palmieri, e tutta la sua squadra, finiti al centro di violenze verbali espresse sui muri dell’ex pronvinciale 178.

Atti vandalici ad Alpignano e insulti all’amministrazione comunale

Un senso unico alternato può generare così tanta violenza verbale? E’ quello che è accaduto a Steven Palmieri, primo cittadino di Alpignano, città della Cintura di Torino. “Sindaco inetto“, “Ufficio Tecnico Incacpapace” e offese sessiste a un dipendente comunale sono le frasi comparse in queste ore lungo i muri dell’ex provinciale 178 dove stanno avanzando i lavori di Italgas sul passante ferroviario della Torino-Modane. Un punto in cui è stato istituito il senso unico alternato, regolato da impianto semaforico, fino a venerdì 4 novembre 2022. I disagi che hanno caratterizzato, in queste settimane, il tratto sopraccitato probabilmente non sono stati digeriti da tutti.

Palmieri palesa la delusione e l’amarezza, attraverso la sua pagina Facebook, non tanto per gli insulti alla sua persona, quanto piuttosto per le denigrazioni a danni della squadra comunale della città di Alpignano: “Non posso però tollerare e assistere in silenzio quando le accuse, gli improperi e gli insulti vengono rivolti ai dipendenti dell’Ente, donne e uomini, che tanto si spendono ogni giorno per operare al meglio“.

Condanno  fermamente il grave episodio e ogni qualsiasi atto di vandalismo, – continua Palmieri – perché oltre a quanto scritto sopra, ed oltre ad infrangere il comune senso civico, ne consegue che per ripristinare il danno si dovranno utilizzare risorse che necessariamente verranno sottratte ad altri interventi o investimenti previsti“.

Aggressione ai danni del sindaco di Giaveno, Carlo Giacone

Nella notte tra il 29 e il 30 ottobre, il sindaco della città di Giaveno, Carlo Giacone, è stato brutalmente aggredito, nel centro della città, mentre rientrava a casa sua. L’uomo, coperto da una maschera ha aggredito Giacone con un oggetto contundente, ma è stato interrotto dall’arrivo di alcuni passanti che avevano udito le urla della vittima. All’arrivo delle persone l’uomo è fuggito, facendo perdere le tracce di sé. L’ambulanza, giunta poco dopo, ha trasportato d’urgenza il primo cittadino a Rivoli, dove si stanno ancora verificando gli accertamenti del caso.

I due episodi, di grave entità e inaudita spietatezza, sembrano caratterizzarsi da un comune fattore denominatore: la violenza alle istituzioni locali. Sorge spontanea la domanda: fino a dove possono spingersi le intimidazioni verso un’amministrazione? I fatti sopraccitati fanno pensare quanto i confini siano facilmente valicabili. Le aggressioni ad amministratori locali non sono una novità. E’ chiaro che atti di natura intimidatoria, così esposti, minano l’operato di un governo locale, mettendo in crisi anche il clima di fiducia, cui elemento imprescindibile, tra esso e la cittadinanza.

Sebbene i possibili disagi, l’episodio non può non passare inosservato ed essere ridotto ad una mera goliardata. Esistono metodi di buona civiltà e buone prassi per portare le istanze della cittadinanza alla amministrazione di riferimento. Deturpare i muri altrui, oltre ad essere un reato punito con la legge, è un vero e proprio atto di inciviltà. Per quanto riguarda l’aggressione fisica al sindaco Giacone nessuna motivazione può giustificare una ferocia inaudita.

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