giovedì, Maggio 7 2026

Borgaro e Chieri, la stagione che nessuno aveva previsto

di Andrea Musacchio
28 Aprile 2026 3 min lettura
Borgaro e Chieri in Serie D nella stagione 2024-2025

Certe stagioni iniziano con un’idea chiara e finiscono raccontando tutt’altro. È successo al Borgaro Nobis e al Chieri, due realtà che ai nastri di partenza del campionato di Eccellenza portavano sulle spalle il peso di una storia recente importante e di aspettative inevitabilmente alte. Reduci dalla retrocessione dalla Serie D, erano state indicate quasi all’unanimità tra le candidate per un campionato di vertice nei gironi A e B, squadre costruite per stare davanti, per dettare il ritmo, per riportarsi subito nella categoria superiore.

Il campo ha raccontato altro, e lo ha fatto lentamente, quasi senza che ci si accorgesse davvero del cambio di scenario. Un avvio incerto, poi una lunga fase di equilibrio che sembrava destinata a chiudersi in una posizione di classifica neutra, senza slanci ma nemmeno particolari preoccupazioni. Un campionato anonimo, se letto con gli occhi della graduatoria, ma comunque gestibile. Poi, all’improvviso, qualcosa si è incrinato.

Due partite sbagliate, forse tre, e quella linea sottile che separa la tranquillità dalla tensione si è fatta sempre più fragile. Squadre costruite per competere si sono ritrovate a fare i conti con un contesto completamente diverso, quello della lotta salvezza. Un territorio che richiede qualità diverse, meno tecniche e più emotive, meno legate al palleggio e più alla capacità di reggere la pressione.

Il caso più emblematico è quello del Borgaro. Per lunghi tratti della stagione sembrava destinato a un piazzamento di metà classifica, lontano sia dai sogni di gloria sia dalle paure più profonde. E invece, nelle ultime settimane, si è ritrovato risucchiato nella zona playout, costretto a guardarsi alle spalle e a cambiare completamente prospettiva. La salvezza aritmetica, arrivata domenica con una giornata d’anticipo, ha liberato una tensione accumulata in silenzio, trasformando un traguardo minimo in un risultato tutt’altro che scontato.

Il percorso del Chieri è stato diverso nella forma ma simile nella sostanza. Gli azzurri non sono mai entrati davvero nella zona playout, ma ne hanno percepito la presenza costante, rimanendo coinvolti almeno matematicamente fino alle ultime giornate. Anche qui, un finale vissuto con il fiato corto, lontano anni luce dalle aspettative iniziali.

A rendere ancora più parallele le due storie è ciò che è accaduto in panchina. A Borgaro, Raffaele Lapicirella aveva iniziato la stagione, poi era arrivato l’esonero per lasciare spazio a Sandro Siciliano, prima del ritorno dello stesso Lapicirella dopo le dimissioni del collega per motivi lavorativi. Un percorso tortuoso che ha comunque portato all’obiettivo finale. A Chieri, invece, è stato Roberto Berta a prendere in mano la squadra e accompagnarla fuori dalle sabbie mobili, consegnandole una salvezza che, pur senza passare dai playout, ha avuto un peso specifico enorme.

Non è stata la stagione che ci si aspettava. Non lo è stata per il blasone, per le ambizioni, per la qualità delle rose. Ma proprio per questo, forse, il risultato finale assume un valore diverso. Perché quando una squadra costruita per vincere si ritrova a dover semplicemente sopravvivere, nulla può essere dato per scontato. Le avversarie, spesso meno attrezzate tecnicamente, sono più preparate a livello mentale, abituate a convivere con quel tipo di pressione.

E allora sì, Borgaro e Chieri tirano un sospiro di sollievo. Non è il finale che avevano immaginato, ma è quello che hanno saputo conquistare. E in certe stagioni, questo basta.

Piemonte Sport