VILLASTELLONE – In questo periodo storico, tra drammi e scene al limite del tragicomico del calcio italiano, investito dall’ennesimo fallimento nel mancato raggiungimento della terza edizione consecutiva dei Mondiali, i giornali sono invasi da pesantissime critiche nei confronti del movimento, accusato di essere ormai vittima non solo della scarsa appartenenza alla maglia azzurra, ma anche di un attaccamento morboso al Dio Denaro (e forse hanno anche ragione).
Eppure, l’essenza vera del calcio – quella tanto decantata, ricercata e mistificata – si trova ancora sui campi di provincia: la passione, il sentimento per la maglia del proprio piccolo paese, il sacrificio dell’allenamento incastrato tra studio e lavoro, pur di sentire l’odore dell’erba che, in queste calde giornate di primavera, sta tornando nel suo pieno rigoglio dopo il freddo e il buio invernale.
Il Villastellone femminile, in questo senso, ci regala una pagina emozionante che descrive perfettamente quel sentimento che, forse, ad alti livelli si è perduto, ma che nei piccoli contesti resta immutato. La giovane centrocampista Carlotta Lai, classe 2006, due giorni fa è stata costretta a operarsi e la squadra, insieme allo staff, non ha certamente lasciato sola la compagna: perché le battaglie, molte volte, non sono solo in campo, ma nella vita quotidiana, che sa essere cruda e brutale come solo le leggi della natura primordiale sanno spiegare.
“Oggi è stato un giorno speciale”, scrive il Villastellone sul proprio canale Instagram, “la nostra Carlotta è uscita dalla sala operatoria e noi eravamo lì, ad aspettarla. Una sorpresa al risveglio, perché certi momenti non si affrontano da soli”.
Un gesto toccante ed emozionante, che rappresenta appieno i valori sportivi più puri e genuini.
“Nell’ultima partita”, continuano a scrivere, “le ragazze le hanno consegnato una maglia personalizzata e le hanno dedicato la vittoria. Perché anche fuori dal campo si gioca in squadra. Carlotta, ci manchi. Il tuo posto in campo è tuo e ti aspetta. Forza, ti aspettiamo presto con noi”, concludono le compagne su Instagram.
Forse in molti hanno ragione: il calcio è perduto e va rifondato. Ma per farlo, forse, non dovremmo inventarci soluzioni magiche come se stessimo cercando la formula perfetta in laboratorio. Forse i valori che mancano al nostro amato sport sono lì, su quei campetti di provincia pieni di zolle e fango. E forse bisognerebbe ricordare a tutti che il calcio, quello vero, è ancora lì: bisogna solo avere il coraggio di guardarlo.

