
CUNEO. Da Cuneo non arriva solo una vittoria. Arriva un messaggio. Chiaro, diretto, difficile da ignorare. In Coppa Italia di Eccellenza il Cuneo Olmo si presenta come una squadra strutturata, matura, consapevole. E soprattutto con un uomo che sposta gli equilibri: Federico Nacci.
La semifinale d’andata contro il Volpiano Pianese lo ha confermato una volta di più. Il 2-1 del Paschiero non è solo un risultato che mette il Cuneo in una posizione comoda in vista del ritorno, ma è la fotografia di una squadra che sa colpire, soffrire e soprattutto mandare segnali. Segnali alla Coppa, certo. Ma anche – e forse soprattutto – al campionato.
Nacci è il simbolo di questo momento. Stagione prolifica, continua, pesante. Nove gol in quindici partite di campionato per un centrocampista che non vive di strappi estemporanei, ma di presenza costante. In Coppa ne sono arrivati altri due in sette gare. Numeri che raccontano una cosa sola: ovunque lo si metta, Nacci incide. Ex PDHAE, passato anche dall’Arconatese, oggi è il perno emotivo e tecnico del Cuneo. Non solo gol, ma tempi, letture, personalità.
La vittoria di ieri vale doppio perché arriva nel momento giusto. Domenica, infatti, il calendario propone Cuneo–Alessandria. Una partita che sa di bivio. I Grigi sono a +6, davanti ai biancorossi ci sono Vanchiglia e Albese, e il margine d’errore si assottiglia. Per il Cuneo potrebbe essere l’ultima chiamata per rientrare davvero nel treno che porta alla vittoria del campionato.
All’andata vinse l’Alessandria. Da quella sconfitta, però, il Cuneo costruì una lunga serie di risultati utili consecutivi, cambiando passo e percezione. Oggi il contesto è diverso, ma la speranza è la stessa: che il 2026 possa portare solidità e continuità, anche accettando qualche inevitabile up and down lungo il percorso. Con una certezza in più rispetto a qualche mese fa.
Perché con un Nacci così, il Cuneo non è solo una buona squadra. È una squadra che può diventare pericolosa per chiunque. In Coppa, dove ora è legittimo parlare di candidatura forte. E in campionato, dove nulla è ancora scritto. Il segnale è arrivato. Forte. Chiaro. E difficilmente casuale.
