Gli allenamenti con Barzagli e Bonucci alla Juventus e l’esperienza negli USA: la nuova vita di Alberto Di Pierri

di Federica Fossi Feb 9, 2024

VERCELLI – La “fuga di cervelli” non sta coinvolgendo solo i giovani talenti in ambito lavorativo, ma anche nell’ambito sportivo. Lo abbiamo detto più volte: il dilettantismo italiano sta vivendo una crisi senza precedenti, e nonostante i più non vogliano ammettere la situazione, il panorama che si presenta ai nostri occhi dovrebbe, quantomeno, far scattare un campanello d’allarme: strutture non adeguate, allenatori non formati, genitori tuttologi sugli spalti e ragazzi che vedono nel calcio un’opportunità per arricchirsi, piuttosto che una passione da coltivare.

Se la nazionale maschile ha mancato il bersaglio di ben due edizioni della Coppa del Mondo, e il mondo femminile vive ancora sommerso di pregiudizi e battute da bar, lo dobbiamo proprio al contesto che ci circonda: tutto parte dal campetto di paese. Testimone di questa triste decadenza, è il vercellese classe ‘99 Alberto Di Pierri, che dopo aver trascorso le giovanili in alcuni dei più prestigiosi club italiani, ha scelto di abbandonare la lega, deluso dal sistema italiano, per cercare fortuna oltremare negli Stati Uniti.

Intervenuto ai microfoni di Piemonte Sport direttamente da St. Louis (Missouri), Alberto ci racconta il suo riscatto: “Ho iniziato a giocare a 6 anni nel Novara, all’epoca in Serie A, per poi trasferirmi alla Pro Vercelli. All’età di 12 anni sono stato selezionato dalla Juventus, con la quale ho giocato fino alla maggiore età. In quegli anni mi sono tolto molte soddisfazioni: oltre ad esser stato selezionato negli Allievi Nazionali, mi sono allenato molteplici volte con la prima squadra, affrontando avversari straordinari quali Matthijs de Ligt (Bayern Monaco) e Phil Foden (Manchester City); senza tenere in considerazione tutte le stelle italiane della mia annata. Dopo la Juventus ho avuto una parentesi nella Primavera del Carpi (Serie A in quegli anni), per poi approdare, a 19 anni, in Serie D a Campobasso; quell’anno ho fatto il mio esordio davanti a 6mila persone, è stata un’emozione incredibile”.

Una carriera, quella di Alberto, sin qui invidiabile, poi, i problemi: “Dopo l’anno trascorso in Serie D, nella quale ho giocato 13/14 partite da titolare, il nuovo Mister mi ha cambiato di posizione nel ruolo di terzino, il che mi ha creato parecchi problemi in quanto difensore centrale.
Durante l’estate ho affrontato un periodo difficile: avevo disputato partite importanti e improvvisamente mi sono trovato senza proposte, il sistema mi aveva abbandonato. Il mio procuratore mi suggerì di giocare in Eccellenza, ma ero amareggiato al punto di pensare di appendere gli scarpini al chiodo. All’epoca, mio fratello era in Inghilterra, e mia madre mi suggerì di fare un paio di mesi all’estero per staccare: è stato in quel momento che ho scoperto il progetto College Life Italia, che mi ha offerto una borsa di studio completa, e nell’agosto nel 2021 sono partito verso gli Stati Uniti con destinazione St. Louis (Missouri)”.

Di Pierri, con la sua testimonianza, pone in attenzione tutte le difficoltà, e la crisi, del dilettantismo italiano, sottolineando il suo rammarico, vista la profonda cultura che lega il popolo italico al calcio: “Il calcio, prima di tutto, deve essere una passione, negli Stati Uniti sono tornato a giocare con quella spensieratezza che avevo da bambino, tanto da guadagnare la fascia da capitano. Tanti giocatori di oggi pensano al calcio esclusivamente come un lavoro, dimenticandosi che prima di tutto è uno sport e va vissuto con emozione”.

Alberto continua: “Nel calcio italiano, la carenza di investimenti e risorse spinge i club a preferire giocatori più anziani e con esperienza, piuttosto che investire sui giovani talenti. Questo approccio è guidato dalla necessità di ottenere risultati immediati, a scapito di una prospettiva a lungo termine. I giovani dovrebbero essere tutelati di più: il nostro paese vanta molta qualità nei giovani giocatori, ma spesso manca l’investimento e la volontà di credere in loro. Negli Stati Uniti, la cultura calcistica non è ancora paragonabile alla nostra, ma c’è una passione palpabile per lo sport: le strutture sportive sono all’avanguardia, così come la fiducia nei confronti di un giovane calciatore, che può incontrare molte cadute e fallimenti nel suo percorso, ma non per questo viene abbandonato nonostante le difficoltà”; e le difficoltà, nel percorso di Alberto, non sono mancate: “La parte più difficile della mia esperienza è stata sicuramente l’adattamento: stile di gioco diverso, lingua diversa, cultura diversa, temperature diverse; ringrazierò per sempre un altro ragazzo italiano, anche lui di Torino, che mi ha aiutato tantissimo mio percorso, dandomi il supporto necessario per intraprendere questo percorso così lontano da casa”.

Su cosa Di Pierri veda nel suo futuro, risponde: “Il mio obiettivo è quello di vincere il Campionato Nazionale durante il Senior Year (l’ultimo anno), sono due anni che raggiungiamo sempre i quarti di finale! Ho già conseguito la laurea e sto frequentando un Master, dopo mi piacerebbe lavorare qualche anno qui in America”

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