Salvate il calcio piemontese! Società lasciate sole, costi sempre più alti e ragazzi lontani dai campi

C’è chi ha gridato aiuto, chi ha provato a lottare a mani nude e chi ha detto basta. Sì, il calcio dilettantistico è appeso ad un filo. Quella che per molti poteva essere una crisi passeggera dovuta dalla pandemia, è in realtà un vortice negativo che ha avuto inizio molti anni prima del periodo Covid e che continua a flagellare il calcio dilettantistico piemontese. Le società sono sempre più lasciate sole al proprio destino e per quanto il calcio sia lo sport nazionalpopolare, sembra che non interessi più a nessuno.

La crisi dei dilettanti è iniziata verso l’inizio degli anni Duemila. Per molti è quella la data del “venerdì nero” del calcio piemontese. Quello che si poteva fare solamente qualche anno prima, è diventato di colpo complicato per poi diventare impossibile. Le spese di gestione per i presidenti sono diventate esorbitanti. Se quasi tutte le società sono riuscite a reggere l’urto della crisi del 2008-2011, tante sono naufragate poco dopo. A dare il colpo di grazia, come detto, ci ha pensato poi la pandemia.

Il periodo più buio per ogni tipo di sport, sia chiaro. Eppure, dati alla mano, il settore uscito peggio è stato proprio il mondo del calcio. Per non soffermarci e raccontare le solite cose, switchiamo e veniamo ai giorni nostri. La fotografia del calcio piemontese è paragonabile ad una città post bellum. Gli impianti sono obsoleti, alcuni cadono letteralmente a pezzi. Eppure, gran parte del budget delle società viene utilizzato solamente per pagare le spese di gestione degli stessi. Il ché può sembrare un paradosso.

Nonostante alcuni bandi messi a disposizione dalla politica del calcio e da quella delle amministrazioni comunali, sono poche le squadre che possono permettersi di partecipare. La rabbia e la delusione dei presidenti è tanta. Di questo passo, il rischio è quello di vedere le serrande abbassate in diverse città e con numerosi bambini e ragazzi a spasso, senza più un punto di riferimento.

Sì, perché il calcio non è soltanto divertimento e passione. Il calcio è anche educazione, cultura e disciplina. In molti casi è stata la salvezza per numerosi giocatori, tolti “dalla strada” e “portati” in Serie A o nei campionati professionistici. Di questi tempi lo sport è in grado di integrarsi perfettamente con il mondo scolastico e di sostituirsi anche alla politica, sempre più lontana dalle nuove generazioni. Eppure, il giorno in cui si cercherà, tutti insieme, evitando di lasciare soli presidenti e dirigenti, un modo per cambiare le cose sembra ancora lontano.

(Foto d’archivio)

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