Afghanistan, repressioni contro la comunità LGBT+: Hamed Sabouri ucciso dai talebani perché gay

Foto tratta dall'account Twitter Baran Afghan

Ennesima storia di omofobia e omicidi. Ennesima storia di discriminazione e oppressione. Una di una lunga fila di storie di repressioni sulla pelle di persone che lottano tutti i giorni per vedersi riconosciuti i propri diritti. Ed è cosi che l’esecuzione di Hamed Sabouri, studente di medicina 22enne e omosessuale,  si porta con se nient’altro che una scia di sangue. Secondo quanto riporta il The Guardian, Hamed Sabouri è stato detenuto a un posto di blocco a Kabul, ad agosto, e torturato per tre giorni prima di essere fucilato. Il video della sua esecuzione è stato poi inviato alla sua famiglia, che ora ha lasciato l’Afghanistan per la propria sicurezza. In una e-mail il fratello di Hamed, Haseeb Sabouri, ha fatto sapere che la famiglia ha venduto le due case in Afghanistan per fuggire in Turchia: “Siamo fuggiti dall’Afghanistan a causa delle minacce e dell’omicidio di Hamed”.

Mentre le organizzazioni LGBT+ afghane, in crisi per l’ennesimo caso omofobico, sostengono che la crescente intolleranza da parte dei talebani li costringe ad abbandonare il paese o nascondersi. “La paura più grande in Afghanistan ha in questo momento è quella di diventare il prossimo Hamed Sabouri. Questa è la loro situazione da quando i Talebani sono tornati al potere. La notizia della brutale morte di Hamed continua a mettere a dura prova la nostra comunità, ma non lasceremo che la vita di Hamed passi invano. Continueremo a lottare per il diritto degli afghani Lgbtq+ di sfuggire all’esecuzione e di vivere una vita lunga e felice in un Paese libero“, ha affermato Nemat Sadat, fondatore del gruppo per i diritti LGBTQ+ Roshaniya.

Nel report intitolato “Anche se andrai nei cieli, ti troveremo” – Persone LGBT in Afghanistan dopo la conquista dei talebani“, condotto da Human Rights Watch e OutRight Action International e pubblicato a gennaio 2022 si affronta la difficile situazione in Afghanistan che sono costrette a vivere le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Molte delle persone intervistate riferisce aggressioni sessuali e minacce da membri dei talebani a causa del loro orientamento sessuale. Chi può tenta la fuga prima che la repressione afghana non li prende di mira.

 

 

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