
SALUZZO. Non resteranno soltanto i risultati. E forse è proprio questo il segno più forte lasciato da Giuseppe Cacciatore a Saluzzo. Con una nota ufficiale, il club granata ha comunicato la fine del rapporto professionale con l’allenatore della prima squadra al termine naturale del contratto, chiudendo così un ciclo durato due stagioni e capace di lasciare un’impronta profonda nella storia recente della società.
Perché i numeri contano, certo. Le vittorie, i record e la salvezza conquistata anche quest’anno in Serie D resteranno negli archivi del club. Ma il lavoro di Cacciatore è andato oltre la classifica. Ha costruito un’identità. Un’idea di calcio riconoscibile, moderna, coraggiosa. Una squadra che ha sempre cercato di giocare, anche contro avversari superiori, anche nei momenti più delicati della stagione.
E l’ultima immagine del suo Saluzzo racconta perfettamente tutto questo. Il pareggio decisivo contro il Derthona, quello che ha consegnato la permanenza in categoria, non è arrivato attraverso barricate o paura. È arrivato con personalità, con la volontà di stare dentro la partita e con quella filosofia che Cacciatore non ha mai tradito, nemmeno nei momenti di maggiore pressione.
In un campionato duro come la Serie D, dove spesso sopravvivere porta inevitabilmente a rinunciare al gioco, il Saluzzo ha invece mantenuto una sua identità precisa. Ed è probabilmente questa l’eredità più importante lasciata dal tecnico.
La società, nel comunicato ufficiale, ha parlato di “vittorie e record che rimarranno nella storia del club”, ringraziando l’allenatore per il lavoro svolto e augurandogli il meglio per il futuro. Ma al di là delle formule istituzionali, la sensazione è che a Saluzzo si chiuda qualcosa di significativo.
Perché Cacciatore ha rappresentato molto più di un semplice allenatore. Ha dato continuità tecnica, idee e una direzione chiara a una realtà che negli ultimi anni ha cercato stabilmente di consolidarsi nel calcio nazionale.
Adesso il club dovrà decidere da dove ripartire e soprattutto come ripartire. Perché sostituire i punti è possibile. Sostituire un’identità molto meno.
