
VALENZA. Ci sono allenatori che passano da una panchina. E poi ce ne sono altri che diventano parte stessa dell’identità di una società. Per la Valenzana Mado, Luca Pellegrini appartiene inevitabilmente alla seconda categoria.
Dopo 223 panchine alla guida rossoblù, il tecnico lascia il club chiudendo uno dei capitoli più importanti della storia recente della Valenzana. Un percorso lunghissimo, costruito stagione dopo stagione, tra difficoltà, ricostruzioni e traguardi che hanno riportato entusiasmo e credibilità attorno all’ambiente.
L’ultima impresa è ancora fresca negli occhi di tutti: la salvezza conquistata in Serie D, raggiunta con lucidità e personalità in una categoria difficile e competitiva, dove la Valenzana è riuscita non soltanto a restare in piedi, ma anche a costruirsi una dimensione solida.
Nel comunicato ufficiale diffuso dal club emerge tutta la riconoscenza verso un allenatore che, nel tempo, è diventato molto più di una semplice guida tecnica. “Non è stato solo l’allenatore della prima squadra, ma il punto di riferimento costante, il volto e il cuore pulsante di un intero progetto sportivo”, scrive la società.
Parole che raccontano bene il peso specifico avuto da Pellegrini dentro e fuori dal campo. Perché il tecnico, negli anni, ha saputo incarnare perfettamente lo spirito della Valenzana: lavoro quotidiano, senso di appartenenza e capacità di valorizzare il gruppo umano prima ancora di quello tecnico.
“Il merito di ciò che è stato costruito appartiene in gran parte alla sua dedizione, alla capacità di valorizzare l’uomo dietro l’atleta e alla sua instancabile etica del lavoro”, prosegue il messaggio del club.
Una separazione che inevitabilmente lascia emozioni forti in tutto l’ambiente rossoblù. Perché 223 panchine non rappresentano soltanto un numero, ma un pezzo di storia condivisa. Anni in cui Pellegrini ha attraversato momenti complicati senza mai perdere la barra, fino a diventare simbolo di continuità e riferimento per tifosi, società e giocatori.
“Oggi si chiude un capitolo immenso”, conclude la Valenzana. “Salutiamo un grande professionista e un uomo straordinario, con la certezza che questa sarà per sempre casa sua”.
E in effetti, certe storie non finiscono davvero con un comunicato. Restano dentro le mura di uno stadio, nei ricordi di una tifoseria e nell’identità stessa di una società.
