
ALESSANDRIA. L’impressione, ascoltandolo parlare per la prima volta da allenatore dell’Alessandria, è che Marco Sesia abbia capito immediatamente dove si trova. Non servivano grandi proclami o promesse difficili da mantenere. Bastavano le parole utilizzate durante la sua presentazione per comprendere quanto il tecnico abbia percepito il peso, il fascino e le responsabilità della maglia grigia.
Reduce dalla promozione in Serie C conquistata con il Vado e dalla finale della Poule Scudetto disputata appena pochi giorni fa contro la Scafatese, Sesia si è affacciato al Moccagatta con il profilo di chi sa bene che vincere non è mai scontato. Soprattutto in Serie D.
Ma si è presentato anche con qualcosa che ai tifosi dell’Alessandria piace sentire: l’orgoglio. Perché il nuovo allenatore non ha nascosto l’importanza della piazza che ha scelto. Anzi. Ha collocato Alessandria appena sotto le due realtà che, per storia e dimensioni, fanno categoria a sé in Piemonte: Juventus e Torino.
Un attestato di stima che non nasce soltanto dalla storia ultracentenaria del club o dalle migliaia di tifosi che continuano a seguire la squadra. Nasce anche dal fatto che Sesia Alessandria la conosce. Ci ha giocato. Sa cosa rappresenta il Moccagatta e sa quali aspettative accompagni ogni stagione dei Grigi.
Proprio per questo la sua scelta è stata quasi naturale. L’Alessandria, dal canto suo, ha individuato in Sesia il profilo ideale per proseguire un percorso che nell’ultimo anno ha già prodotto risultati importanti. La promozione conquistata sotto la gestione Barani ha restituito entusiasmo a un ambiente che arrivava da anni complicati e ha confermato la validità di una programmazione che, almeno finora, ha dato risposte concrete.
Adesso inizia una fase diversa. Perché se vincere l’Eccellenza era l’obiettivo immediato, la Serie D rappresenta un campionato completamente differente. Più lungo, più complesso, più imprevedibile.
E Sesia lo sa perfettamente. Per questo ha parlato poco di obiettivi e molto di identità. L’idea è quella di costruire una squadra capace di giocare bene, di essere aggressiva, di non mollare mai e di creare un legame forte con il proprio pubblico.
Non soltanto una squadra che vinca. Una squadra che faccia divertire. È forse questo il concetto più interessante emerso dalla sua presentazione. L’Alessandria dovrà avere il dovere di appassionare chi entrerà al Moccagatta la domenica pomeriggio. Un calcio propositivo, intenso, riconoscibile.
Per arrivarci servirà tempo. Anche perché, come ha ammesso lo stesso allenatore, la rosa sarà in gran parte da costruire. Il lavoro sul mercato è appena iniziato e la sensazione è che molte delle scelte decisive debbano ancora essere compiute.
La priorità, però, sembra chiara: prima degli aspetti tecnici verranno quelli umani. Sesia vuole uomini che abbiano fame, voglia di emergere e capacità di reggere la pressione di una piazza importante. Un gruppo dove esperienza e gioventù possano convivere e completarsi a vicenda.
È un progetto che inevitabilmente richiederà pazienza. Perché l’Alessandria ripartirà quasi da zero sotto molti aspetti. Ma è altrettanto vero che il club oggi appare molto più strutturato rispetto a dodici mesi fa e che il fascino della maglia grigia continua a rappresentare un richiamo importante per tanti giocatori.
Le prossime settimane serviranno a capire quale volto avrà la nuova squadra. Intanto, però, il primo messaggio è arrivato. Marco Sesia non ha promesso vittorie. Ha promesso lavoro, identità e appartenenza. In una piazza come Alessandria, spesso, è proprio da lì che nascono le stagioni migliori.
