ALESSANDRIA. Come annunciato in esclusiva da Piemonte Sport, le strade dell’Alessandria Femminile e di Gabriele Tosi sono ormai prossime a separarsi. Una notizia non ancora confermata ufficialmente dalla società, ma confermata dal tecnico stesso, intervenuto ai nostri microfoni, per raccontare la fine di un vero e proprio ciclo iniziato cinque anni fa.
“Non voglio fare polemica, mi spiace solo che la società non mi abbia ancora detto nulla – esordisce Tosi, riferendosi alla conclusione della sua esperienza sulla panchina grigia – ma so per certo che il mio ciclo è terminato. Credo comunque che sia normale che i percorsi finiscano. Alleno dal 1994 e ho allenato tutti: dai professionisti ai dilettanti, quindi so come funziona”.
“La società non mi ha ancora detto nulla, ma il mio ciclo è terminato”
Alla domanda se si aspettasse un confronto con la società, il mister risponde senza esitazioni: “Sì, perché credo che dopo cinque anni si fosse creato un rapporto. Poi accetto ogni decisione, lo ripeto: penso sia normale. Non voglio però soffermarmi su questo. Credo invece sia importante sottolineare il grande lavoro svolto in questi anni”.
Tosi rivendica con orgoglio il percorso costruito ad Alessandria: “Nel mio percorso ho fatto esordire molte giovani provenienti dal vivaio. Dispiace per il risultato finale perché, alla fine, abbiamo sempre ottenuto secondi posti. Operiamo in una zona dove non è semplice reperire giocatrici come accade a Torino, quindi non abbiamo mai avuto la rosa più forte. Credo però che questo dia ancora più valore al lavoro fatto”.
Il tecnico sottolinea anche le difficoltà affrontate durante le stagioni: “Ogni anno abbiamo avuto coincidenze negative, soprattutto legate agli infortuni, che non ci hanno permesso di inseguire il nostro obiettivo con serenità. Questo ci ha sicuramente penalizzati. Siamo sempre arrivate fino in fondo senza avere tutte le carte per poterci giocare davvero le nostre possibilità: nei momenti cruciali non ho mai potuto schierare la miglior formazione possibile”.
“Mancato ripescaggio in Serie C? A mio avviso è stata una scelta incomprensibile”
Sul mancato ripescaggio in Serie C, Tosi aggiunge: “A mio avviso è stata una scelta incomprensibile, perché avevamo tutti i requisiti necessari. L’accesso ci è stato negato solo perché, altrimenti, non ci sarebbero state abbastanza squadre per disputare il campionato di Eccellenza. In ogni caso accettiamo ogni decisione”.
Non manca poi un passaggio personale e toccante sul legame costruito con l’ambiente del calcio femminile: “Di positivo, in questi cinque anni, porto con me tante storie, tante ragazze e tante persone che mi hanno dato molto a livello umano. Penso, e spero, di aver fatto altrettanto con loro. Arrivavo dal calcio maschile ed ero approdato nel calcio femminile in un momento difficile della mia vita: la malattia mi aveva segnato profondamente. Ho avuto anche una recidiva e sono stato nuovamente operato, affrontando ancora la chemioterapia. Le ragazze però mi hanno aiutato a comprendere questo mondo: mi hanno migliorato come persona e spero di aver lasciato qualcosa anche a loro”.
Guardando al futuro, Tosi chiarisce cosa vorrebbe dalla prossima esperienza: “Spero che qualcuno abbia ancora voglia di investire sulla mia persona, non dal punto di vista economico ma sotto l’aspetto tecnico. Cerco una dirigenza che voglia costruire un progetto a lungo termine e non inseguire il tutto e subito. A me piace lavorare, mettere tasselli strada facendo e alzare gradualmente l’asticella. I risultati arrivano dal duro lavoro e dalla perseveranza. Certo, un pizzico di fortuna aiuta, ma la base dei risultati è sempre il lavoro: questa è stata la mia filosofia”.
Infine, il mister si sofferma sulla gestione del gruppo, uno degli aspetti che considera centrali nel suo lavoro: “Credo che la mia forza, negli anni, sia stata quella di creare una squadra. Un gruppo è semplicemente un insieme di persone, mentre una squadra entra in campo dando tutto per la propria compagna. Se dopo le partite le ragazze vanno o non vanno a cena insieme non mi interessa. Quello che conta è ciò che la squadra fa in campo per aiutare le compagne. La coesione deve essere fondamentale: abbiamo lavorato molto su questo concetto e, se abbiamo ottenuto risultati senza essere la squadra più forte, è perché siamo riusciti a dare identità e senso di appartenenza alle giocatrici”.

