Dai professionisti ai dilettanti, perché il calcio ormai ha “la memoria corta”

di Andrea Musacchio Nov 1, 2022
In foto Meloni e Calabrò

Dire che il calcio ha la memoria corta non è un’offesa, bensì la semplice realtà. Non c’è nulla di offensivo in tutto questo, seppur qualcuno ancora storce il naso nel sentirselo dire. Nel 2022, soprattutto nell’ambiente calcistico, sono i numeri a dare continuità o fine ad un progetto tecnico: banalmente, più i risultati sono positivi più c’è la possibilità di continuare un percorso. Più i risultati sono negativi, più è difficile che una società possa difendere con i denti e con le unghie un allenatore, un direttore sportivo o un giocatore.

Perché scriviamo tutto questo? Perché è capitato che nell’ultimo periodo allenatori, in grado di fare imprese nella passata stagione, siano stati esonerati dopo due mesi, circa, dall’inizio della stagione, con diverse partite ancora da giocare. In tanti si sono sorpresi, altri lo hanno reputato come classica conseguenza dei risultati non ottenuti. Per molti è ingiusto, per altri è “il calcio”. Ma entriamo nello specifico.

Il caso Meloni

In Serie D, il Chisola ha esonerato Marcello Meloni. Lo scorso anno è riuscito ad ottenere una clamorosa promozione in Serie D (la prima per i biancoblù), battendo L’Aquila ai playoff e superando squadroni nel proprio campionato come quello del Rivoli di Nisticò (sostituto dello stesso Meloni sulla panchina dei vinovesi, ndr), del Cuneo Olmo, dell’Alba Calcio e dell’Albese di Brovia. Dopo due stagioni vissute ad alti livelli, dove i giovani del vivaio sono stati valorizzati e venduti a società professioniste, il tecnico ex Cbs ha pagato per i brutti risultati ottenuti nel girone A di Serie D.

Dopo la promozione, il Chisola si è trovato con una delle rose dal valore più basso dell’intero girone (secondo Transfermarkt ad oggi il valore è di 225mila euro, dietro persino alle altre neopromosse come Pinerolo e Stresa Vergante). Nelle prime undici partite ha affrontato squadre della parte sinistra della classifica che l’hanno messo in difficoltà, ma ha ottenuto la qualificazione in Coppa Italia ai trentaduesimi di finale. Con tre gare abbordabili da giocare (Pinerolo e Derthona in casa e Borgosesia in trasferta), la stagione del Chisola poteva assumere una piega diversa ma la società ha deciso per un cambio di rotta, sperando in una sterzata già a partire dalla sfida di Coppa contro il Bra. Decisione giusta o sbagliata? Solo il campo saprà dircelo.

Il caso Calabrò

Arrivato in Val di Susa con grandi attese, il tecnico è stato esonerato dopo la sconfitta per 2-0 contro l’Olympic Collegno. Il Chianocco si trova al terzultimo posto, a due punti dalla decima posizione che garantirebbe la salvezza. Il tecnico, anche in questo caso, paga i risultati della sua squadra, ma anche qui le attenuanti non mancano. Il grande acquisto della stagione, Pasqualone, è stato squalificato per due anni dopo aver lanciato il fischietto addosso all’arbitro durante la partita con il Caselette, causando la sconfitta a tavolino agli orange.

Dopo la salvezza dell’anno scorso, c’erano tutti i presupposti per una stagione tranquilla anche quest’anno: tra episodi extra campo e una classifica non compromessa, Calabrò paga per tutti con l’esonero. Anche in questo caso la domanda: scelta giusta? Sicuramente la decisione di cambiare allenatori in corsa è una moda che dal professionismo è giunta fino ai dilettanti, dove, a differenza dei pro, mancano soldi e strutture per poter fare bene ad alti livelli.

Nessuno vuole far passare il messaggio che nel calcio si vive di rendita e ricordi, ma guardando il caso “Pioli”, giusto per fare un piccolo esempio, non sempre l’esonero è la scelta più corretta. Ma come spesso dicono i grandi, solo il tempo ci dirà chi aveva ragione o torto.

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