
CELLE LIGURE. A Celle Ligure e Varazze ormai lo chiamano tutti così: King Richard. Oppure Re Riccardo. E in fondo, guardando ciò che è riuscito a fare nelle ultime settimane, il soprannome sembra perfino riduttivo.
Perché Riccardo Boschetto ha preso una squadra praticamente impantanata nella zona playout, con la salvezza diretta distante sei punti a sette giornate dalla fine, e l’ha trasformata in una macchina quasi perfetta. Diciannove punti conquistati sui ventuno disponibili, una sola rete subita e un incredibile nono posto finale. Numeri che, nello stesso periodo, sono stati eguagliati soltanto dal Vado, dominatore e vincitore del Girone A di Serie D.
Ma i numeri, da soli, non bastano a spiegare il peso dell’impresa. Boschetto è arrivato in un momento delicatissimo, quando il Celle Varazze sembrava destinato a dover soffrire fino all’ultimo per evitare la retrocessione. Serviva carattere, serviva lucidità, serviva soprattutto qualcuno capace di entrare nella testa di un gruppo ferito e convincerlo che salvarsi fosse ancora possibile.
E lui lo ha fatto. Proprio come Riccardo I d’Inghilterra, il celebre “Cuor di Leone”, Boschetto ha scelto di stare in prima linea. Ha combattuto ogni partita come una finale, trasmettendo alla squadra una mentalità feroce, quasi disperata, ma sempre lucida. Il risultato è stato un finale di stagione irreale, in cui il Celle Varazze è passato dal guardarsi alle spalle al chiudere serenamente nella parte sinistra della classifica.
Una rimonta che entra di diritto tra le storie più sorprendenti dell’intero panorama dilettantistico.
E che consolida ancora di più il rapporto speciale tra Boschetto e la Liguria. Già in passato il tecnico piemontese aveva lasciato il segno con la Cairese, riportata in Serie D dopo oltre trent’anni di assenza, anche in quel caso prendendo la squadra in corsa e cambiandone completamente il destino.
Ora un’altra missione compiuta. Diversa, forse ancora più complicata dal punto di vista mentale, perché salvare una squadra che sembrava spacciata richiede qualcosa che va oltre la tattica. Richiede leadership, personalità e la capacità di trascinare tutti nella stessa direzione.
Boschetto ci è riuscito ancora. E allora sì, forse il soprannome è corretto davvero. Perché questa, più che una semplice salvezza, è stata una missione da Cuor di Leone.
