sabato, Gennaio 24 2026

Scavi alla Casa del Jazz a Roma ricominceranno a breve. Prefetto Giannini: “Localizzato un punto sensibile”

di AdnKronos
24 Gennaio 2026 4 min lettura

(Adnkronos) – Tra poco ricominceranno gli scavi nella Casa del Jazz. “Riprenderanno a breve, l’attività non è stata interrotta” dice all’Adnkronos è il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, certo dell’urgenza di scavare in quella antica galleria nel cuore di Roma interrata e mai ispezionata fino a oggi. “Ci sono state delle difficoltà tecniche che stiamo superando ma andremo a vedere che cosa c’è là dentro. Qualunque cosa sia, la esploreremo anche con i vigili del fuoco, che ringrazio”.  

“Adesso riteniamo di avere in qualche modo localizzato un punto sensibile – spiega Giannini -. E’ stata fatta una riunione, verrà fatta la prossima settimana un’ulteriore attività di sopralluogo e poi pianificheremo come iniziare nel migliore dei modi. Niente è lasciato perdere, ci vorrà solo un po’ di pazienza. Per operare in sicurezza sono necessari i giusti tempi”.  

 

L’attività di scavo, richiesta dall’ex giudice Guglielmo Muntoni, ora presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica della Camera di Commercio, nasce dall’idea che quei sotterranei lunghi circa 500 metri possano nascondere qualcosa, resti umani ma anche un ‘tesoro’. 

Ad alimentare il giallo e creare aspettative sugli scavi in quel terreno all’ombra delle Mura Aureliane, è un elemento storico non di poco conto. Lì dove oggi sorge la casa del Jazz, negli anni della Roma criminale viveva Enrico Nicoletti, ritenuto il cassiere della Banda della Magliana. Lo stesso ex magistrato Muntoni, ora presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica della Camera di Commercio, motivò la richiesta di nuovi scavi proprio ipotizzando che lì potessero nascondersi armi, esplosivi e preziosi o documenti. Ma anche dei corpi, uno dei quali potrebbe essere quello del giudice Paolo Adinolfi. Pietro Orlandi in passato aveva ricevuto una segnalazione secondo la quale in quel tunnel potessero esserci i resti della sorella Emanuela, alimentando così la curiosità ma anche la speranza della soluzione di uno dei più grandi misteri italiani. 

 

A dare un contributo all’attività è stato anche don Domenico Celano, conoscitore dei cunicoli sotterranei della struttura che lui frequentava, un tempo il seminario della Congregazione degli Oblati prima della vendita della struttura a Nicoletti. “Ho approfondito la cosa – spiega all’Adnkronos il religioso – perché conoscevo il posto e volevo aiutare a far riaprire gli scavi. Perché sospetto che ci sia qualcosa? Sono cavità storiche che non si possono toccare senza autorizzazione. Perché quelle gallerie sono state murate? E’ compito degli inquirenti accertarlo. Riprendere gli scavi è un dovere”. (di Silvia Mancinelli) 

 

“A Roma ogni volta che si scava da qualche parte si pensa subito a Emanuela, però quella circostanza è particolare perché la situazione, i personaggi che girano attorno a quella villa sono tutti i personaggi che in qualche modo sono stati legati alla vicenda di Emanuela, quindi, qualche dubbio ti viene sempre” dice Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, scomparsa nel giugno 1983, commenta la ripresa a breve degli scavi alla Casa del Jazz. 

“Questa notizia l’avevo saputa circa un anno fa perché casualmente ho incontrato una persona che mi seguiva su Facebook e parlando mi ha detto che c’era un ex magistrato che da due anni stava indagando col georadar. Lui era andato alla Casa del Jazz ed era convinto che là sotto ci sia qualcosa legato a Emanuela – prosegue Pietro Orlandi -. Quando si scava accadono sempre strane situazioni; nel ’97 gli scavi sono stati chiusi, in particolare quando avevano chiesto la mappatura fotografica da parte dell’aeronautica che permette di capire se sotto una certa profondità ci sono parti di organismi umani, di ossa. È stata fornita la mappatura tranne di quel punto specifico indicato, questo è un altro indizio. Sempre nel ‘97 si è chiusa l’inchiesta su Emanuela – conclude Pietro Orlandi – ma da quel momento in poi sono emerse tante situazioni che si concatenano tra loro”. 

 

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