giovedì, Gennaio 15 2026

Il confine sottile

di Andrea Musacchio
15 Gennaio 2026 2 min lettura
Il Commento

Il confine sottile

Andrea Musacchio
Foto Cuneo

Equilibrio di… rigore. Non è solo un gioco di parole, ma la fotografia più fedele di una serata di Coppa Italia Eccellenza che ha spinto il concetto di equilibrio fino al suo estremo. Le due semifinali si sono decise entrambe dal dischetto, dopo 120 minuti in cui nessuna delle protagoniste è riuscita davvero a prendersi la scena in modo definitivo.

Prima è toccato a U.S. Alessandria Calcio e Borgosesia Calcio, scese in campo alle 18.30. Una sfida bloccata, intensa, vissuta sul filo dei dettagli, che ha confermato quanto visto anche all’andata: due squadre solide, organizzate, capaci di annullarsi a vicenda. Lo 0-0 ha resistito fino alla fine dei tempi supplementari, come se nessuna delle due volesse o potesse rompere l’equilibrio senza esporsi al colpo fatale. Poi i rigori, con l’Alessandria più lucida nel momento decisivo.

A distanza di poche ore, stesso copione anche nell’altra semifinale, quella tra Cuneo Calcio e Volpiano Pianese. Una partita diversa per andamento, più mossa, ma altrettanto incerta nel suo esito finale. Il Volpiano ha accarezzato la rimonta, il Cuneo ha saputo restare in piedi nei momenti più difficili, ma nemmeno qui i 120 minuti sono bastati per emettere un verdetto definitivo. Ancora rigori, ancora nervi saldi, ancora una qualificazione conquistata dagli undici metri.

Il dato che emerge è chiaro: raramente come quest’anno le semifinali di Coppa sono state così equilibrate. Non solo nei risultati, ma nella sensazione costante che ogni partita potesse girare da una parte o dall’altra per un episodio minimo. Nessuna goleada, nessuna superiorità schiacciante, ma quattro squadre che hanno espresso, ciascuna a modo suo, il meglio e il peggio del calcio da dentro o fuori.

Alla fine passano Alessandria e Cuneo, ma Borgosesia e Volpiano escono senza rimpianti veri, se non quello di essere arrivati a un soffio dall’impresa. La Coppa ha scelto i rigori come giudice supremo, ricordando che, quando l’equilibrio è totale, non resta che affidarsi al sangue freddo. E forse non poteva esserci epilogo più coerente per una notte così.


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