Serie D, nel Girone A è 3-5-2 mania: la difesa a tre domina il campionato

Uno sviluppo di Chisola-Vado. Nell’immagine si vede chiaramente la difesa a 3 dei liguri e il tridente biancoblù

La tendenza era già evidente nelle ultime stagioni, ma ora è diventata una vera e propria identità collettiva: anche nel Girone A di Serie D spopola il 3-5-2, lo stesso sistema che oggi domina in Serie A. L’ultimo turno di campionato lo ha confermato in modo netto: ben 12 squadre sono scese in campo con la difesa a tre, utilizzando il 3-5-2 o sue varianti dirette come il 3-4-1-2, moduli che permettono densità centrale, ampiezza e grande equilibrio nelle transizioni.

La fotografia tattica si completa considerando anche le gare di recupero della 12ª giornata: tutte e sei le squadre coinvolte hanno scelto di schierarsi ancora una volta con tre difensori. Un dato che racconta più di ogni analisi l’evoluzione del girone.

Difesa a tre: scelta strategica o dogma? La scelta del modulo non è però uguale per tutti. Per alcune squadre, la difesa a tre rappresenta un percorso tattico flessibile, utile per adattarsi all’avversario o ai momenti della partita. La Biellese, ad esempio, alterna con naturalezza il 4-3-3 e il 3-5-2, modellando l’assetto in base a esigenze e caratteristiche della rosa. Lo stesso vale per il Saluzzo, che passa dalla difesa a quattro a quella a tre con una fluidità che ormai è diventata un marchio di fabbrica.

Ci sono invece club che fanno della difesa a tre un pilastro identitario. Il Vado, capolista solida e organizzata, è uno degli esempi più chiari: struttura corta, braccetti bloccati, esterni capaci di alzare e abbassare il baricentro con costanza.

Un discorso simile vale per la Sanremese, che da diverse stagioni interpreta il 3-5-2 come modulo strutturale e non semplicemente come scelta momentanea. Non è un caso che la squadra ligure abbia mantenuto questo impianto anche con il passaggio da Moro a Fossati, senza modificare la propria filosofia di base.

Le eccezioni: Chisola e Varese restano a quattro. In un girone che ha eletto la difesa a tre come modello dominante, spiccano le eccezioni. Il Chisola di Nicola Ascoli, tra le squadre più coraggiose e votate al gioco offensivo, resta fedele al 4-3-3, sfruttando ampiezza, ritmo e qualità individuale sulle corsie per mantenere un’identità diversa rispetto al resto del campionato.

Simile il percorso del Varese di Andrea Ciceri, che ha costruito la propria solidità proprio sull’impianto difensivo a quattro, abbinato a un centrocampo a tre e a un attacco altrettanto dinamico. Due club che, pur consapevoli della tendenza generale, continuano a perseguire una via tattica alternativa.

Un girone che cambia pelle. Il predominio del 3-5-2 nel Girone A racconta molto non solo delle idee dei singoli tecnici, ma anche della natura del campionato: compatto, equilibrato, con sfide spesso decise sui dettagli. Moduli come il 3-5-2 e il 3-4-1-2 permettono coperture costanti, superiorità in mezzo al campo e allo stesso tempo profondità garantita dagli esterni—elementi chiave in un girone in cui ogni partita ha un peso specifico enorme.

Le eccezioni, però, dimostrano che non esiste un’unica via per arrivare al risultato. E che, anche in un campionato tatticamente orientato, c’è sempre spazio per identità differenti.


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