Secondo quanto accertato, Medina Dimas aveva sottoscritto un modulo nel quale dichiarava di non essere mai stato tesserato per club affiliati a federazioni estere, circostanza poi risultata non veritiera. Dagli atti ufficiali, infatti, è emerso che il calciatore argentino era stato precedentemente registrato presso la società La Sibila de la Liga Paranaense de Futbol, regolarmente affiliata alla Federazione calcistica argentina (AFA).
A seguito della comunicazione giunta alla FIGC dalla federazione argentina il 14 febbraio 2025, l’Ufficio Tesseramenti della Federazione Italiana ha proceduto, tre giorni dopo, alla revoca del tesseramento del giocatore, formalizzando la violazione.
Durante l’udienza del 26 settembre 2025, alla quale erano presenti il presidente del Bisalta Campana e il vicepresidente Mauro, la società ha scelto di ricorrere alla definizione anticipata del procedimento ai sensi dell’art. 127 del Codice di Giustizia Sportiva, accettando una sanzione concordata con la Procura Federale.
Il Tribunale Federale ha così omologato l’accordo, comminando al club un’ammenda di 335 euro, ridotta rispetto alla sanzione base di 500 euro, in considerazione della collaborazione prestata e dell’assenza di dolo diretto.
Diversa la posizione del calciatore, che non si è presentato in udienza e non ha fornito alcuna giustificazione per l’episodio. Il Tribunale, ritenendo pienamente provata la violazione degli articoli 4, comma 1, e 32, comma 2, del Codice di Giustizia Sportiva, oltre all’articolo 40, comma 5, delle N.O.I.F., ha accolto la richiesta della Procura Federale, disponendo per Medina Dimas una squalifica di quattro giornate da scontare in gare ufficiali.
Nelle motivazioni, il collegio presieduto dal dott. Daniele Randazzo ha sottolineato come la dichiarazione del giocatore fosse “inequivocabilmente falsa” e come non siano emersi elementi atti a escludere la responsabilità del tesserato. Allo stesso tempo, il Tribunale ha ribadito la necessità per le società di effettuare verifiche preventive sui trascorsi sportivi dei giocatori provenienti dall’estero, come previsto dalle comunicazioni ufficiali FIGC già dal 2022.
Una decisione che chiude il caso con un duplice messaggio: tolleranza zero verso le irregolarità nei tesseramenti e richiamo alle società sull’importanza di procedure accurate e trasparenti nella gestione dei propri atleti.