
La Serie D non racconta soltanto classifiche, risultati e obiettivi. A volte basta un dato per spiegare identità, filosofie e strategie di una stagione intera. E i numeri pubblicati dalla Lega Nazionale Dilettanti sull’età media delle squadre del campionato aprono una lettura molto interessante anche per il calcio piemontese.
Nel Girone A convivono infatti modelli quasi opposti: da una parte società che hanno puntato fortemente sui giovani, dall’altra realtà costruite attorno a gruppi più esperti, pronti a reggere il peso delle categorie e dei momenti decisivi.
Il dato più impressionante in chiave piemontese è probabilmente quello della NovaRomentin. La squadra novarese ha chiuso la stagione con un’età media di appena 22 anni, 10 mesi e 14 giorni, risultando la seconda formazione più giovane dell’intero girone e la sesta a livello nazionale. Un risultato che certifica la scelta precisa del club di investire su prospettiva, crescita e valorizzazione.
Subito dietro, tra le realtà più “verdi” del raggruppamento, compare anche il Chisola. I vinovesi hanno chiuso con una media di 24 anni e 7 mesi, confermando quanto il progetto tecnico costruito da Nicola Ascoli sia stato fortemente orientato allo sviluppo dei giovani. Non a caso il Chisola è stato una delle squadre più sorprendenti dell’intera stagione, riuscendo a entrare nei playoff nonostante un organico inizialmente considerato lontano dalle grandi favorite.
Molto significativo anche il dato del Derthona. I leoncelli, retrocessi in Eccellenza dopo i playout, avevano comunque una delle rose più giovani del girone con una media di 24 anni e quattro mesi. Un elemento che, col senno di poi, può aiutare a leggere anche alcune difficoltà emerse nei momenti di maggiore pressione.
Tra le piemontesi che hanno scelto invece una strada più esperta spicca la Biellese. I bianconeri, protagonisti di una stagione straordinaria culminata con il terzo posto e la semifinale playoff, hanno chiuso con una media di 27 anni e cinque mesi, risultando una delle squadre più mature non solo del girone ma dell’intera Serie D nazionale.
Un dato che riflette perfettamente la costruzione della squadra voluta da Luca Prina: esperienza, struttura, leadership e giocatori abituati a reggere partite pesanti. Una filosofia diversa rispetto a quella di altri club, ma che ha portato risultati importanti.
Anche la Valenzana ha scelto la linea dell’esperienza. I rossoblù, salvatisi con tranquillità nella stagione del ritorno in Serie D, hanno chiuso con quasi 27 anni di media, costruendo la propria annata attorno a un gruppo solido, navigato e pronto a reggere la pressione di una categoria complicata.
In mezzo ci sono tante sfumature. Il Gozzano, ad esempio, ha mantenuto una media equilibrata attorno ai 25 anni, mentre l’Asti ha oscillato tra giovani e giocatori più pronti, trovando la salvezza soltanto all’ultima curva. Il Saluzzo di Cacciatore, invece, ha confermato un’identità tecnica costruita su un mix interessante tra intensità, organizzazione e giocatori maturi.
I dati, insomma, non decretano automaticamente vittorie o sconfitte. Ma raccontano molto delle idee delle società. E il Girone A appena concluso dimostra che in Serie D non esiste una sola strada per essere competitivi: si può crescere puntando sui giovani oppure affidandosi all’esperienza. L’importante, come sempre, è avere una direzione chiara.
