
Nobili decadute. Albese e Cuneo condividono colori, tradizione, ambizioni estive e, almeno per il momento, una classifica che nessuno avrebbe potuto prevedere. La quarta giornata del Girone B di Eccellenza mette entrambe davanti a una realtà difficile da ignorare: l’Albese è ultima con due punti, il Cuneo penultimo a quota tre.
Sono trascorse soltanto quattro giornate e parlare di sentenze sarebbe prematuro. Il campionato è lungo, le distanze possono essere recuperate e le stagioni cambiano spesso direzione nel giro di poche settimane. Ma i numeri, quando sono accompagnati da prestazioni, scelte drastiche e segnali di disorientamento, meritano di essere ascoltati.
L’Albese perde 4-1 in casa contro il Fossano, nella partita che durante l’estate veniva immaginata come il primo grande scontro diretto per la Serie D. Alla fine, invece, l’Augusto Manzo consegna un autentico testacoda: i blues festeggiano la quarta vittoria consecutiva e il primato a punteggio pieno, mentre i biancazzurri si ritrovano soli all’ultimo posto e distanti dieci lunghezze dalla vetta.
Il Cuneo non se la passa meglio. Al Paschiero la Monregale si impone 4-2 e infligge ai biancorossi un’altra sconfitta pesante. Dopo quattro giornate il bilancio parla di una sola vittoria e tre ko, con la sensazione di una stagione che rischia di diventare nuovamente complicata prima ancora di essere entrata nel vivo.
L’Albese, dalle ambizioni al vuoto in panchina. Il caso dell’Albese è probabilmente il più sorprendente. In estate la società non aveva nascosto l’obiettivo di costruire una squadra capace di competere per la promozione. La rosa era stata profondamente rinnovata e affidata a Luca Mezzano, tecnico reduce da un percorso positivo al Chisola, prima nel settore giovanile e poi come collaboratore di Nicola Ascoli in Serie D.
Dopo appena tre giornate, però, quel progetto è stato interrotto. Le due sconfitte consecutive tra Coppa Italia e campionato hanno portato all’esonero dell’allenatore, arrivato alla vigilia della sfida più importante di questo avvio di stagione.
L’Albese si è così presentata contro il Fossano senza una nuova guida tecnica ufficiale e con il presidente Maxime Pioggia in panchina. Una situazione anomala per una società partita con proclami importanti e costretta, dopo meno di un mese, a ridisegnare il proprio percorso.
Il vantaggio immediato di Veneroso su rigore aveva dato l’illusione di una reazione. Per oltre quaranta minuti l’Albese ha resistito, provando a ripartire e affidandosi agli interventi di Russo. Il pareggio di Giovinco allo scadere del primo tempo ha però fatto crollare le certezze residue.
Nella ripresa il Fossano ha dominato, segnando con Gyimah, ancora Giovinco e Comino. L’1-4 finale non rappresenta soltanto una sconfitta: certifica la distanza attuale tra due squadre che, al momento della costruzione estiva, sembravano destinate a contendersi lo stesso obiettivo.
Il Fossano ha confermato l’allenatore e i propri giocatori più importanti, dando continuità al lavoro della passata stagione. L’Albese ha rivoluzionato, investito, esonerato e ora deve ripartire. A settembre.
Cuneo, un’altra partenza in salita. Differente la situazione, ma simile la preoccupazione in casa Cuneo. La sconfitta per 4-2 contro la Monregale pesa per il risultato, per il contesto e per una classifica che vede i biancorossi al penultimo posto.
Il Paschiero avrebbe dovuto rappresentare il luogo dal quale rilanciare la stagione. Si è trasformato invece nel teatro di un altro pomeriggio difficile. Quattro gol subiti in casa in un derby sono un segnale che va oltre la semplice giornata negativa.
Il Cuneo ha raccolto tre punti in quattro partite. Una sola vittoria e tre sconfitte costituiscono un avvio troppo fragile per una società che porta con sé un nome, una storia e un seguito difficilmente paragonabili a quelli di molte avversarie della categoria.
Ma proprio qui si trova il problema. Il blasone può aumentare le aspettative, non il numero dei punti. Può riempire gli spalti, creare attenzione e consegnare responsabilità, ma non protegge dagli errori. In Eccellenza bisogna correre, lottare e interpretare ogni partita con la stessa fame delle formazioni che affrontano Cuneo e Albese come l’appuntamento più prestigioso della propria stagione.
La sensazione di un’altra annata difficile nasce proprio dalla ripetizione di dinamiche già viste: risultati discontinui, entusiasmo che si spegne rapidamente e necessità di rincorrere quando il campionato è appena cominciato.
La storia non scende in campo. Albese e Cuneo sono nobili per storia, piazza e tradizione. La classifica, però, le colloca oggi nelle ultime due posizioni. Non è una condanna definitiva, ma è una fotografia nitida del presente.
Il rischio principale sarebbe considerare questi risultati semplici incidenti dovuti a un avvio sfortunato. L’Albese ha già cambiato allenatore e deve scegliere in fretta la nuova guida, restituendo alla squadra una direzione tecnica e soprattutto serenità. Il Cuneo deve comprendere perché una rosa costruita per stare nella parte sinistra della classifica abbia perso tre delle prime quattro partite.
Il Girone B non aspetta nessuno. Il Fossano ha già dodici punti, corre con idee chiare e una struttura consolidata. Dietro, altre società forse meno celebrate hanno iniziato a costruire il proprio campionato attraverso organizzazione, continuità e concretezza.
È ancora settembre e il tempo per reagire esiste. Ma il tempo, da solo, non risolve i problemi. Servono decisioni lucide, responsabilità e la capacità di accettare una verità spesso scomoda: in campo non giocano il nome, il passato o il numero di categorie professionistiche disputate.
Giocano le squadre. E oggi, guardando risultati e classifica, Albese e Cuneo sono due nobili decadute chiamate a ritrovare in fretta se stesse.
