martedì, Settembre 22 2026

Moda, Carlo Capasa (CNMI) ad AdnFinance: “Perso il 10% del fatturato, il Made in Italy è sotto attacco”

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AdnKronos·4 min di lettura

(Adnkronos) – Guerre, tensioni geopolitiche, dazi e rallentamento del mercato cinese hanno presentato un conto pesante alla moda italiana: circa il 10% di fatturato perso negli ultimi tre anni, con il giro d’affari del settore che si è ridotto da oltre 100 miliardi di euro a circa 92-93 miliardi. Ma il comparto reagisce puntando su creatività ed energia e si prepara alla Milano Fashion Week, in programma dal 22 al 28 settembre, con oltre 210 tra sfilate, presentazioni ed eventi. A tracciare il quadro con Adnkronos è Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana, intervistato negli studi di Milano nel talk ADNFinance. “La moda ha accusato negli ultimi tre anni perdite di fatturato importanti dovute alla situazione geopolitica”, ha spiegato Capasa. Un settore che, ha sottolineato, “vive bene quando c’è una situazione di pace nel mondo e di mercati aperti”. Oggi, invece, lo scenario è segnato dalle guerre, “dalla contrapposizione dei blocchi Cina-Stati Uniti, dai dazi in America e dal rallentamento della crescita cinese”. Il risultato è una contrazione significativa: “Il nostro settore ha perso circa il 10% di fatturato, che è tanto per un’industria “. Nonostante questo, ha aggiunto Capasa, “chapeau alla moda, che ha reagito e sta reagendo”. 

Milano Fashion Week, oltre 210 eventi e la Vogue World
 

La risposta del settore passa anche dalla Milano Fashion Week, che dal 22 al 28 settembre porterà nel capoluogo lombardo oltre 210 appuntamenti. “Avremo oltre 210 tra eventi, presentazioni e sfilate in sei giorni, ma i numeri aumentano di minuto in minuto. Sono tantissimi”, ha affermato Capasa. 

“C’è molta energia, perché la moda in un momento di difficoltà risponde con la creatività”. Tra gli appuntamenti, il presidente di Camera Moda ha citato la Vogue World, che “sbarca per la prima volta in Italia per celebrare il Paese “, e la serata inaugurale a Palazzo Reale con la mostra dedicata a Dalí. Sul fronte delle sfilate,”Prada apre il primo giorno, Armani chiude l’ultimo giorno”. 

Moda italiana sotto attacco
 

Ma dietro la capacità di reazione del settore, secondo Capasa, c’è una competizione internazionale sempre più dura.”C’è un attacco forte alla moda italiana per molti motivi. Siamo i primi al mondo nella produzione e distribuzione di moda di alta qualità e tutti vorrebbero prendere un pezzo di quel business”. Il presidente di Camera Moda allarga il ragionamento anche al valore simbolico del Made in Italy: “Attaccare la moda italiana vuol dire attaccare i valori occidentali, i valori europei, vuol dire dare un colpo forte al sistema”. Secondo Capasa, il settore viene messo sotto pressione «da tanti lati», anche attraverso contestazioni sui prezzi, sull’origine della produzione e sulle materie utilizzate. “Certo, ogni industria ha delle cose da correggere e migliorare e noi siamo i primi che vogliono farlo”, ha precisato. Ma ha aggiunto: “concentrarsi soltanto sugli aspetti negativi rischia di picconare quell’idea di moda italiana che porta valori forti di creatività, sostenibilità e inclusione”. 

Ultra fast fashion, «penalizzati dalle nostre stesse regole»
 

Un altro fronte critico è quello dell’ultra fast fashion e dell’enorme flusso di piccoli pacchi provenienti da Paesi extra Ue. “In Europa sono arrivati lo scorso anno cinque miliardi di pacchi sotto i 150 euro. Un miliardo in Italia, più del numero di pezzi che l’Italia produce ogni anno, a prezzi bassissimi e senza gli stessi controlli”, ha affermato Capasa. Il nodo, secondo il presidente di Camera Moda, è la disparità delle condizioni competitive. Le aziende italiane ed europee devono rispettare stringenti norme di sostenibilità e di compliance, mentre, sostiene Capasa, le stesse regole non vengono applicate in modo equivalente alle merci a basso costo che entrano dall’estero. “Arrivano a bassissimo prezzo e invadono il nostro mercato. E noi siamo penalizzati dalle nostre stesse regole”, ha chiarito. 

 

Europa e Italia uniti per proteggere il settore  

Da qui la richiesta di Camera della Moda di intervenire. “Abbiamo chiesto di tassare questi pacchi per almeno dieci euro; per il momento l’Europa li vuole tassare con tre”. Per Capasa, però, l’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente fiscale: le risorse dovrebbero servire a finanziare controlli sui prodotti in ingresso, verificandone composizione, sicurezza e rispetto degli standard europei, “anche per vedere se sono dannosi per la salute, compresa quella dei bambini”. Una questione che, per il presidente di Camera Moda, riguarda in definitiva la parità delle regole: “Perché questo prodotto può arrivare quando noi invece abbiamo dei limiti quando esportiamo il nostro o anche quando lo consumiamo in Europa?”. Sulla risposta a questa domanda -ha concluso Capasa- si gioca buona parte del futuro del settore “.  

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