
SALUZZO. Il modulo iniziale è soltanto un punto di partenza. 4-3-3, 3-5-2 e, quando serve difendere, anche 5-4-1: il Saluzzo cambia disposizione senza smarrire principi, ordine e identità. Il lavoro di Antonino Asta è già riconoscibile e rappresenta una delle ragioni principali dell’ottimo avvio dei granata, ancora imbattuti dopo aver affrontato anche Biellese e Sanremese, due squadre costruite per competere nelle zone alte della Serie D.
Il pareggio di Sanremo lascia rimpianti per il doppio vantaggio sprecato e per il gol subito al 94’, ma offre un’altra dimostrazione della crescita tattica del Saluzzo. La squadra sa quando aggredire, quando abbassarsi e soprattutto riconosce gli spazi nei quali portare il pallone. Non propone un possesso fine a sé stesso: cerca la punta, verticalizza appena si apre un corridoio e accompagna l’azione con più uomini.
La rete dello 0-2 realizzata da Valenti rappresenta il manifesto di questa nuova identità. Recupero della posizione, movimento della mezzala, imbucata immediata e attacco della profondità. Pochi passaggi, tutti funzionali a raggiungere la porta avversaria.
Dal 4-3-3 al 3-5-2 senza mai snaturarsi
punti in 4 partite
Il modulo cambia, i principi restano. Asta non ha costruito una squadra dipendente da un unico sistema. Il Saluzzo può partire con il 4-3-3, trasformarsi attraverso i movimenti dei centrocampisti e passare al 3-5-2 senza dover modificare completamente il proprio modo di giocare.
La versatilità non deriva soltanto dalle sostituzioni o dalla disposizione indicata sulla distinta. È una caratteristica presente all’interno della stessa partita. Le posizioni cambiano a seconda del possesso, dell’altezza del pallone e del comportamento dell’avversario.
In fase di costruzione, il play può abbassarsi tra i due difensori centrali e formare una prima linea a tre. Il movimento permette al Saluzzo di avere un uomo in più nella gestione dell’uscita, distribuire meglio il pallone e offrire ai terzini la possibilità di lasciare la linea difensiva.
La squadra assume così una struttura simile a quella di un 3-5-2, anche quando la disposizione iniziale rimane il 4-3-3. Non è il numero scritto sulla lavagna a definire il Saluzzo, ma l’occupazione degli spazi.
I terzini entrano nel campo. Uno degli elementi più interessanti riguarda proprio il comportamento dei terzini. Quando il Saluzzo attacca, non rimangono sempre larghi lungo la linea laterale, ma possono entrare dentro il campo e occupare zone più centrali.
Questo movimento produce due effetti. Il primo è la creazione di una superiorità numerica nella zona del pallone, utile per superare la pressione avversaria e recuperare immediatamente il possesso in caso di errore. Il secondo è la libertà concessa agli esterni offensivi, che possono mantenere l’ampiezza e ricevere senza essere costretti ad abbassarsi troppo.
Contro la Sanremese, Sangare e Fontana hanno spesso occupato posizioni molto larghe, costringendo la linea difensiva matuziana ad allungarsi orizzontalmente. In mezzo, invece, le mezzali accompagnavano Valenti e attaccavano lo spazio creato dai movimenti della punta.
Il gol del raddoppio nasce proprio da questa interpretazione. Allasina avanza, supera la pressione e trova immediatamente il corridoio per Valenti. L’attaccante non viene cercato esclusivamente come riferimento spalle alla porta, ma anche attraverso movimenti in profondità alle spalle della linea avversaria.
Verticalizzare senza rinunciare al controllo. Il Saluzzo non è una squadra che vuole necessariamente dominare attraverso un lungo possesso. La priorità è far avanzare il pallone e raggiungere rapidamente gli uomini offensivi quando si presenta l’opportunità.
La ricerca della punta è costante, ma non prevedibile. Valenti può venire incontro e liberare lo spazio per gli inserimenti delle mezzali oppure attaccare direttamente la profondità. Sangare e Fontana garantiscono ampiezza, ma sono pronti a stringere verso l’area quando l’azione si sviluppa sul lato opposto.
La prima rete realizzata a Sanremo nasce da un pallone che attraversa tutta l’area e raggiunge Sangare sul secondo palo. Anche in questo caso è evidente il principio: l’esterno lontano dall’azione non rimane fuori dal gioco, ma attacca la porta e diventa un possibile finalizzatore.
Il Saluzzo riesce così a riempire l’area con più uomini pur mantenendo una struttura equilibrata alle loro spalle. Il play abbassato e i terzini dentro il campo permettono alla squadra di non spezzarsi e di essere pronta a reagire in caso di perdita del pallone.
Il 5-4-1 non è una resa. La capacità di leggere le partite emerge anche quando il Saluzzo deve difendere. Al Comunale i granata non hanno avuto timore di abbassarsi e trasformare la propria disposizione in un 5-4-1.
Non si tratta di una scelta rinunciataria, ma di una soluzione precisa. Con il play dentro la linea difensiva, gli esterni offensivi si abbassano accanto alle mezzali e la squadra protegge sia il centro sia le corsie laterali. Le distanze si accorciano, lo spazio tra difesa e centrocampo diminuisce e l’avversario viene accompagnato verso zone meno pericolose.
Nel primo tempo la Sanremese ha faticato proprio per questo motivo. I padroni di casa hanno trovato poche linee di passaggio interne e sono stati spesso costretti a concludere dalla distanza o a cercare cross dalla trequarti. Il Saluzzo non ha semplicemente difeso il vantaggio: ha controllato gli spazi nei quali la Sanremese avrebbe voluto costruire.
Quando recuperava il pallone, inoltre, la squadra era pronta a ripartire. Gli esterni tornavano ad allargarsi, le mezzali si alzavano e Valenti offriva immediatamente una soluzione verticale. Difendere basso non impediva quindi ai granata di mantenere una minaccia offensiva.
L’impronta di Asta. La versatilità mostrata dal Saluzzo evidenzia l’incidenza di Antonino Asta. In poche settimane il tecnico è riuscito a trasmettere meccanismi riconoscibili e, soprattutto, la capacità di interpretarli senza rigidità.
Cambiare modulo è relativamente semplice; farlo senza perdere equilibrio richiede invece conoscenza, comunicazione e disponibilità da parte dei giocatori. Il Saluzzo sembra già sapere cosa fare nelle differenti fasi della partita. Ogni movimento provoca una compensazione: se il play si abbassa, le mezzali avanzano; se i terzini entrano nel campo, gli esterni mantengono l’ampiezza; se la squadra difende a cinque, i giocatori offensivi completano la linea di centrocampo.
L’entusiasmo generato dai risultati ha certamente un peso, ma non può spiegare tutto. Dietro l’imbattibilità c’è una squadra organizzata, capace di adattarsi alle caratteristiche dell’avversario e di affrontare incontri differenti senza rinunciare alla propria identità.
Uscire indenni dalle sfide contro Biellese e Sanremese non è casuale. Contro avversarie accreditate per il vertice, i granata hanno mostrato ordine, coraggio e capacità di leggere i momenti.
Il passo successivo è chiudere le partite. Il 2-2 di Sanremo mostra però anche il principale margine di miglioramento. Una squadra capace di portarsi sul doppio vantaggio deve imparare a trasformare la superiorità tattica in una vittoria.
Nel finale il Saluzzo ha avuto spazi importanti e diverse possibilità per realizzare il terzo gol, ma ha gestito male alcune ripartenze. Dopo aver mancato il colpo del ko, una leggerezza nella costruzione ha restituito il pallone alla Sanremese e permesso a Ganz di trovare il pareggio.
La struttura funziona, l’identità è evidente e la proposta di gioco appare già evoluta. Ora serve maggiore precisione nelle scelte decisive e una gestione più lucida dei finali.
Asta continua a indicare la salvezza come obiettivo, ma questo Saluzzo ha già dimostrato di poter rappresentare qualcosa di più di una squadra chiamata soltanto a mantenere la categoria. Il potenziale esiste, a condizione di conservare fame, equilibrio e disponibilità al miglioramento. Il 4-3-3 e il 3-5-2 sono soltanto numeri. La vera forza del Saluzzo è sapere quando trasformarsi.
