lunedì, Settembre 14 2026
Analisi

Pressing alto, possesso e imbucate: ecco l’Alessandria che Sesia aveva in mente

Andrea Musacchio
Andrea Musacchio·4 min di lettura

ALESSANDRIA. Quarantacinque minuti di grande calcio. È questa, oltre alla vittoria e al primo posto solitario, la nota più positiva che Marco Sesia può portarsi dietro dalla sfida contro il Sestri Levante. Per un tempo l’Alessandria ha mostrato con chiarezza l’identità immaginata dal proprio allenatore: possesso palla, costruzione rasoterra, esterni alti e pressione immediata per recuperare il pallone.

Un’idea che Sesia aveva illustrato fin dalla sua prima conferenza stampa e che al Moccagatta ha cominciato ad assumere una forma precisa. Quando le energie hanno sostenuto l’intensità richiesta – siamo soltanto alla seconda giornata e domenica il caldo si è fatto sentire – i Grigi hanno costretto il Sestri a giocare una partita prevalentemente difensiva.

La rete di Bruzzo dopo appena due minuti avrebbe potuto compromettere il piano. L’Alessandria, invece, non ha cambiato registro: ha continuato a costruire, ha alzato ulteriormente il pressing e ha ribaltato la partita prima dell’intervallo.

Il punto

Pressing, possesso e verticalità: l’Alessandria di Sesia prende forma.

Dato chiave
7

gol fatti tra campionato e Coppa

Il 3-5-2 si apre con gli esterni. In fase di possesso, il 3-5-2 dell’Alessandria ha cercato ampiezza attraverso la posizione molto alta di Rizzo e Tiana. I due esterni avevano il compito di allargare la struttura del Sestri, offrire una soluzione sulle corsie e accompagnare rapidamente l’azione.

Il loro lavoro non si è limitato alla fase offensiva. Quando il pallone veniva perso, entrambi riuscivano a ripiegare con continuità, permettendo alla squadra di ricompattarsi e di non lasciare isolata la linea difensiva. Proprio questa disponibilità ha consentito all’Alessandria di mantenere un baricentro alto per buona parte del primo tempo.

Al centro, la squadra ha evitato di ricorrere sistematicamente al lancio lungo. Il pallone è rimasto quasi sempre a terra, con i difensori chiamati ad avviare l’azione e i centrocampisti a offrire linee di passaggio interne. La circolazione non era fine a sé stessa: l’obiettivo era attirare la pressione avversaria per poi trovare l’imbucata verticale.

Alfiero e Diop, movimenti complementari. La collaborazione tra Alfiero e Diop è stata uno dei meccanismi più interessanti. I due attaccanti hanno lavorato raramente sulla stessa linea: quando uno si abbassava per ricevere, l’altro attaccava immediatamente lo spazio alle spalle della difesa.

Un’alternanza continua, utile per offrire riferimenti differenti ai centrocampisti e impedire ai centrali del Sestri di difendere soltanto in avanti. La profondità cercata da Diop ha prodotto diverse occasioni e ha trovato la propria espressione migliore nel gol dell’1-1.

L’azione nasce da un recupero alto di D’Iglio, che non perde tempo e verticalizza immediatamente. Diop attacca lo spazio, riceve e conclude con il sinistro nell’angolo. In pochi secondi si ritrovano tre principi centrali del calcio di Sesia: pressione dopo la perdita, recupero nella metà campo avversaria e immediata ricerca della porta.

Il numero 9 avrebbe poi potuto trovare altre reti, prima con una conclusione da pochi passi e successivamente sull’uscita di Bergamino. Il dato più significativo, però, riguarda la frequenza con cui l’Alessandria è riuscita a presentarsi nell’area ligure.

Un pressing che ha tolto respiro al Sestri. La vera chiave del primo tempo è stata la pressione. Dopo il vantaggio iniziale e qualche ripartenza, il Sestri Levante ha faticato a superare la prima linea grigia. L’Alessandria ha accorciato in avanti con molti uomini, chiudendo le soluzioni centrali e costringendo gli ospiti a liberarsi rapidamente del pallone.

Il risultato è stato un dominio territoriale evidente. Tra il pareggio di Diop e il sorpasso di Cirio, i Grigi hanno costruito occasioni in serie: la conclusione ravvicinata del centravanti, la tripla opportunità respinta dalla difesa rossoblù e l’uscita di Bergamino ancora su Diop.

Il 2-1 di Cirio, nato da calcio d’angolo, ha dato al punteggio una dimensione comunque contenuta rispetto a quanto prodotto. Il Sestri è riuscito a riaffacciarsi con maggiore continuità dalle parti di Anino soltanto nel finale del primo tempo, sfiorando il pareggio con Anzalone e Pane.

Il calo nella ripresa e il prossimo passo. Nel secondo tempo l’intensità è diminuita. Un calo comprensibile, considerando il periodo della stagione, il caldo e la quantità di energie necessaria per sostenere un pressing così aggressivo.

L’Alessandria ha continuato a creare: D’Iglio ha impegnato Bergamino, Rizzo ha trovato la risposta del portiere e Alfiero ha segnato il possibile 3-1, annullato per fuorigioco. È però diminuita la continuità del dominio mostrato nella prima frazione, mentre il Sestri ha guadagnato qualche metro attraverso calci piazzati e palloni portati nella metà campo grigia.

È qui che si trova il prossimo margine di crescita: riuscire a gestire le energie senza perdere completamente aggressività e controllo territoriale. Non sarà possibile giocare ogni partita con lo stesso ritmo per novanta minuti, soprattutto in una settimana che propone subito il turno infrasettimanale sul campo del Millesimo.

Al Moccagatta, però, l’Alessandria ha mostrato il proprio progetto tecnico. Pressione, ampiezza, costruzione dal basso e verticalità non sono rimaste soltanto intenzioni. Per quarantacinque minuti sono diventate calcio. Ed è probabilmente questo, ancora più dei sei punti in classifica, il segnale migliore per Sesia.

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