
ALESSANDRIA. Il risultato è amaro, le sensazioni no. Il Chisola saluta la Coppa Italia Serie D dopo la sconfitta ai rigori contro l’Alessandria, ma la prima uscita ufficiale della stagione lascia a Nicola Ascoli molte più certezze che interrogativi.
Lo ha riconosciuto lo stesso allenatore biancoblù, uno che pur di non perdere si taglierebbe un braccio e che difficilmente si accontenta di una semplice buona prestazione. Se anche Ascoli, al termine della partita, ha sottolineato la competitività mostrata dalla squadra, significa che al Moccagatta sono arrivate risposte importanti.
Il Chisola non ha superato il turno, ma ha dimostrato ancora una volta di possedere personalità, qualità e una precisa identità. Elementi che, nell’arco di una stagione, possono valere molto più del verdetto casuale di una serie di calci di rigore.
Sotto dopo quattro minuti, senza perdere la rotta. Il segnale più significativo arriva dall’inizio della partita. Presentarsi al Moccagatta, davanti al pubblico dell’Alessandria, e ritrovarsi in svantaggio dopo appena quattro minuti avrebbe potuto disunire una squadra giovane e profondamente rinnovata.
Il colpo di testa di Rizzo, seguito poco dopo dalla traversa colpita dai Grigi, sembrava avere già indirizzato la gara. L’Alessandria aveva entusiasmo, ritmo e la spinta dello stadio. Il Chisola, però, non si è abbandonato alle onde.
Non ha perso distanze, non ha rinunciato a giocare e soprattutto non ha tradito la propria idea. Ha accettato il momento di difficoltà, aspettando che la pressione iniziale dei padroni di casa diminuisse, e ha cominciato progressivamente a prendere campo.
È il comportamento di una squadra matura. Ancora più significativo se si considera l’età media del gruppo e il processo di rinnovamento iniziato nella scorsa stagione e completato durante l’estate con l’addio di alcune personalità importanti.
Cambiano gli interpreti, ma l’identità rimane. Forse è proprio questa la vittoria più importante del lavoro svolto dal Chisola negli ultimi anni.
La solita personalità. Con il trascorrere dei minuti, i vinovesi hanno trasformato una partita inizialmente complicata in un confronto equilibrato. Il possesso è diventato più pulito, la manovra più fluida e l’Alessandria è stata progressivamente costretta a rinunciare al dominio mostrato in apertura.
Nella ripresa è arrivato il meritato pareggio. Rosano ha costruito, Hrom ha controllato e superato Anino con un pallonetto. Un gol di qualità, nato da un’azione che racchiude diverse caratteristiche della squadra di Ascoli: coraggio, tecnica e volontà di giocare anche nei momenti più delicati.
Poco dopo, lo stesso Hrom ha avuto tra i piedi il pallone della possibile rimonta. La rete non è arrivata, ma l’occasione racconta quanto il Chisola sia andato vicino a vincere la partita prima dei rigori.
La squadra non si è limitata a resistere a un’Alessandria ambiziosa. Ha provato a superarla, sul suo campo e davanti al suo pubblico.
Il rinnovamento non ha cancellato l’identità. Nel calcio dilettantistico, cambiare molto comporta sempre un rischio. Il Chisola ha salutato giocatori che negli ultimi anni avevano rappresentato punti di riferimento tecnici e caratteriali, affidando nuove responsabilità a un gruppo ancora più giovane.
Il timore poteva essere quello di perdere solidità, esperienza e capacità di leggere i momenti della partita. La gara del Moccagatta ha dato una prima risposta contraria.
Il Chisola ha mostrato di sapere soffrire senza scomporsi, reagire senza diventare frenetico e costruire occasioni attraverso il gioco. Non tutto può essere già perfetto a fine agosto, ma la struttura appare ancora riconoscibile.
In questo senso, la continuità garantita da Ascoli assume un valore decisivo. Il tecnico conosce profondamente l’ambiente, la filosofia del club e il materiale umano a propria disposizione. La squadra continua ad avere il suo carattere: competitivo, organizzato e mai disposto a considerarsi inferiore in partenza.
I rigori non cancellano la prova. La Coppa Italia termina con un 7-6 dal dischetto. Un confine sottilissimo, incapace di modificare realmente la valutazione della prestazione.
I rigori hanno assegnato la qualificazione all’Alessandria, non una superiorità netta emersa durante i novanta minuti. Il Chisola lascia il torneo con il rimpianto di non avere concretizzato l’occasione del possibile 2-1, ma anche con la consapevolezza di avere affrontato alla pari una delle squadre più attese del Girone A.
Il risultato conta, soprattutto per un allenatore come Ascoli. Ma esistono sconfitte che aprono dubbi e sconfitte che rafforzano convinzioni. Quella del Moccagatta appartiene alla seconda categoria.
La base ideale per il campionato. La prima giornata contro il Borgosesia offrirà un contesto differente. Ci saranno punti in palio e inizierà quella lunga corsa nella quale non basterà una singola prestazione positiva. Serviranno continuità, capacità di recuperare energie e disponibilità ad attraversare inevitabili momenti complicati.
Il Chisola, però, arriva al debutto con una certezza: nonostante il rinnovamento, è ancora una squadra capace di stare dentro le partite con personalità.
Andare sotto dopo quattro minuti al Moccagatta e uscirne soltanto ai rigori non rappresenta una consolazione. È una prova. Dimostra che i vinovesi hanno già ritrovato buona parte di ciò che servirà durante la stagione.
La qualificazione è dell’Alessandria. Al Chisola resta qualcosa che, alla vigilia del campionato, potrebbe avere un valore persino maggiore: la sensazione di essere ancora forte, maturo e perfettamente riconoscibile.
