
Il giorno dopo la pubblicazione dei gironi è quello in cui l’effetto dell’annuncio lascia spazio alle prime valutazioni. La Serie D 2026/27 ha restituito un Girone A composto esclusivamente da squadre piemontesi e liguri, confermando indiscrezioni che circolavano ormai da tempo e costruendo un campionato territorialmente più compatto, economicamente meno pesante e tecnicamente già difficile da decifrare.
L’eliminazione della tradizionale componente lombarda cambia la geografia del raggruppamento. Per le società piemontesi, in particolare, il calendario non presenterà trasferte realmente proibitive: le più impegnative saranno quelle verso le estremità della Liguria, dalla zona di Fezzano, dove gioca la Fezzanese, fino al Ponente di Sanremo e Imperia. Spostamenti comunque sostenibili, soprattutto se confrontati con quelli che avrebbero imposto altre composizioni territoriali.
In un momento storico nel quale il calcio dilettantistico deve confrontarsi con costi crescenti e risorse spesso limitate, non si tratta di un dettaglio. Ridurre chilometri, pernottamenti e tempi di viaggio significa lasciare qualche soldo in più nelle casse delle società. Da questo punto di vista, la separazione dal Varese, inserito nel Girone D, provoca sentimenti contrastanti: lascia l’amaro in bocca sul piano sportivo, perché viene meno una delle trasferte più affascinanti e una sfida tra piazze storiche, ma permette a più di un presidente piemontese di tirare un piccolo sospiro di sollievo.
Un girone vicino, ma tutt’altro che semplice. La maggiore sostenibilità geografica non deve essere confusa con una minore difficoltà tecnica. Al 7 agosto, basandosi sulle rose costruite, sulle ambizioni dichiarate e sul peso delle diverse società, il Girone A sembra già diviso in due grandi blocchi.
Da una parte ci sono almeno sei o sette squadre che possono legittimamente pensare alla vittoria o, quantomeno, a un campionato stabilmente nelle prime posizioni. Dall’altra si collocano le formazioni che partiranno con l’obiettivo prioritario di conservare la categoria, magari provando durante la stagione a sovvertire gerarchie che, in piena estate, rimangono inevitabilmente provvisorie.
La prima fascia è però talmente affollata da rendere difficile individuare una favorita assoluta. Piemonte e Liguria presentano entrambe candidature autorevoli, costruendo una possibile contrapposizione territoriale dentro un campionato nel quale ogni regione sembra avere argomenti sufficienti per puntare al salto di categoria.
Alessandria e Biellese davanti per storia, blasone e organici. Guardando al fronte piemontese, Alessandria e Biellese sembrano partire un passo avanti. Lo suggeriscono la storia delle due piazze, il blasone, la pressione ambientale e la qualità delle rose costruite. Sono società per le quali la Serie D non può essere considerata un semplice punto d’arrivo e che inevitabilmente verranno giudicate sulla capacità di frequentare le zone più alte della classifica.
L’Alessandria porta con sé il peso e il fascino di una storia che appartiene a categorie superiori. La Biellese, allo stesso modo, si presenta con un’identità forte e con l’ambizione di recitare un ruolo da protagonista. Il nome, naturalmente, non assegna punti e non garantisce continuità, ma in un campionato lungo contribuisce a determinare aspettative, responsabilità e percezione degli avversari.
Subito dietro si collocano Bra e Chisola, due realtà che negli ultimi anni hanno dimostrato come programmazione e competenza possano ridurre, e talvolta cancellare, le distanze rispetto alle piazze più blasonate.
Il Bra ha vinto il campionato due stagioni fa e resta una società ormai abituata a lavorare ad alto livello. Il Chisola, invece, ha trasformato la presenza in zona playoff in una consuetudine, costruendo nel tempo una credibilità che non può più essere considerata sorprendente. Entrambe partono forse con meno pressione rispetto ad Alessandria e Biellese, ma proprio questa condizione potrebbe diventare un vantaggio.
Sanremese e Imperia guidano le ambizioni liguri. La Liguria risponde soprattutto con Sanremese e Imperia. Per storia, potenziale e ambizioni, le due formazioni del Ponente iniziano il campionato con i favori del pronostico e con l’obiettivo di riportare in alto un territorio che conserva un rapporto profondo con la Serie D.
A Sanremo, come a Imperia, la semplice permanenza nella categoria difficilmente può bastare per alimentare entusiasmo. Le due piazze chiedono competitività e continuità, ma dovranno dimostrare sul campo di saper reggere il confronto con le grandi piemontesi e, soprattutto, la pressione che inevitabilmente accompagna le squadre indicate tra le favorite.
Alle loro spalle, ma soltanto nelle griglie costruite in piena estate, c’è il Ligorna. La formazione genovese arriva da un secondo posto e dalla volontà di dare continuità all’ottimo lavoro svolto negli ultimi anni. Sarebbe quindi un errore considerarla una semplice alternativa alle candidate principali: risultati recenti, stabilità e conoscenza della categoria ne fanno una concorrente credibile, probabilmente anche più attrezzata di quanto suggeriscano il richiamo mediatico o il peso delle singole piazze.
Le possibili sorprese: Saluzzo, Derthona, Valenzana e Sestri Levante. Dietro la prima linea si muove poi un gruppo di potenziali “underdog” che potrebbe rendere il girone ancora più incerto. Il Saluzzo riparte da Antonino Asta, un allenatore capace di trasferire esperienza e personalità a una squadra che potrebbe trovare proprio nella minore pressione la condizione ideale per inserirsi nelle zone nobili.
Grande curiosità accompagnerà anche il Derthona. Il ripescaggio ha restituito ai tortonesi la Serie D e la panchina affidata a Beppe Cacciatore rappresenta un punto di partenza interessante. La necessità di preparare la categoria attraverso tempi differenti rispetto alle società già certe della partecipazione costituisce un’incognita, ma entusiasmo e qualità possono consentire ai leoncelli di andare oltre una stagione di semplice consolidamento.
La Valenzana Mado ha invece modificato profondamente la propria struttura tecnica, scegliendo però la continuità in panchina. Luca Pellegrini rimane alla guida della squadra e diventa così il riferimento dal quale far ripartire un progetto rinnovato in molte delle sue componenti. La capacità di amalgamare rapidamente il nuovo gruppo stabilirà quanto i rossoblù potranno avvicinarsi alle posizioni più importanti.
Infine, sarebbe imprudente dimenticare il Sestri Levante. La storia recente parla per i corsari: nelle ultime tre stagioni hanno disputato due campionati di Serie C, un dato che racconta abitudine alla competizione e una dimensione tecnica superiore rispetto a quella di una normale neopromossa o retrocessa. Molto dipenderà da come verrà assorbito il ritorno tra i dilettanti, ma esperienza e tradizione rendono il Sestri una delle variabili più interessanti del girone.
Una gerarchia ancora da scrivere. La fotografia del 7 agosto mostra dunque un Girone A più sostenibile economicamente, ma estremamente denso nella propria parte alta. Alessandria e Biellese possono essere collocate davanti per blasone e organici; Bra e Chisola portano in dote la forza della programmazione; Sanremese e Imperia rappresentano le principali ambizioni liguri; il Ligorna parte dalla solidità di un secondo posto che non può essere ignorato.
Alle loro spalle, Saluzzo, Derthona, Valenzana Mado e Sestri Levante hanno caratteristiche sufficienti per alterare qualsiasi previsione. È proprio qui che la divisione estiva tra squadre di vertice e formazioni destinate a lottare per la salvezza potrebbe diventare meno netta.
La certezza, per ora, è geografica: Piemonte e Liguria torneranno a sfidarsi senza intrusioni esterne. Quella tecnica, invece, dovrà essere costruita domenica dopo domenica. E se il nuovo Girone A permetterà alle società di risparmiare qualche chilometro e qualche euro, non sembra intenzionato a concedere loro neppure un punto.
