mercoledì, Agosto 5 2026

Un Girone A sempre più “nostro”. Meno chilometri, meno fascino?

di Andrea Musacchio
5 Agosto 2026 3 min lettura
Il Commento

Un Girone A sempre più "nostro". Meno chilometri, meno fascino?

Andrea Musacchio
Foto Biellese 1902

Ci siamo quasi. Mancano soltanto i gironi ufficiali, ma il quadro sembra ormai delineato. Con i ripescaggi di Lascaris e Derthona, il prossimo Girone A di Serie D ha assunto un’identità ben precisa: sempre meno “macroarea del Nord-Ovest” e sempre più campionato tra Piemonte e Liguria.

Se le indiscrezioni saranno confermate, saranno 11 le piemontesi e 7 le liguri, con una sola casella destinata a essere occupata da una formazione esterna, probabilmente lombarda. Un assetto che rappresenta un cambio di prospettiva rispetto a quello che, storicamente, è stato il Girone A.

Per anni il fascino di questo raggruppamento è stato proprio nella sua eterogeneità. Piemonte, Liguria, Lombardia e, in alcune stagioni, anche la Valle d’Aosta hanno dato vita a un campionato dove convivevano tradizioni calcistiche differenti, realtà emergenti e piazze storiche. Era il girone dove poteva capitare di affrontare il Varese una settimana e l’Imperia quella successiva, passando magari per il Chisola o il Ligorna.

Oggi quel modello sembra destinato a cambiare. Dal campionato 2023/24 non ci sono più rappresentanti valdostani – l’ultima fu il PDHAE – e ora anche la componente lombarda rischia di ridursi al minimo storico. Una scelta che, inevitabilmente, potrebbe prendere una visione ben definita: contenere i costi delle trasferte.

Per le società dilettantistiche significa meno chilometri, meno spese e una gestione economica più sostenibile. In un calcio che deve continuamente fare i conti con i bilanci, è un aspetto che pesa più di qualsiasi considerazione romantica.

Questo, però, non significa che qualcosa non si perda. L’assenza del Varese, ad esempio, toglierebbe dal calendario una delle sfide più affascinanti della categoria. Un eventuale Alessandria-Varese sarebbe stato molto più di una partita di Serie D: due piazze storiche, due tifoserie importanti, due società che raccontano pagine significative del calcio italiano.

Ma non è soltanto una questione di blasone. La presenza delle squadre lombarde ha sempre rappresentato anche un elemento di curiosità tecnica. Negli ultimi anni proprio dalla Lombardia sono arrivati progetti interessanti e innovativi. Il Club Milano, ad esempio, ha sorpreso tutti conquistando la salvezza con una delle rose più giovani del campionato, dimostrando che idee e programmazione possono compensare budget inferiori. Prima ancora era stato l’Alcione a costruire un percorso virtuoso, culminato con la promozione in Serie C e la successiva stabilizzazione tra i professionisti.

Sono realtà diverse da quelle piemontesi e liguri, capaci di portare filosofie calcistiche differenti e, spesso, anche un modo diverso di costruire le squadre.

Detto questo, non bisogna nemmeno cadere nell’eccesso opposto. Un girone quasi interamente composto da Piemonte e Liguria avrà comunque un’identità fortissima. Ci saranno derby praticamente ogni settimana, rivalità territoriali, trasferte ravvicinate e una conoscenza reciproca che renderà ogni partita estremamente equilibrata.

Inoltre il livello tecnico non sembra destinato ad abbassarsi. Anzi. Alessandria, Imperia, Sanremese, Bra, Biellese, Chisola, Borgosesia, Derthona, Saluzzo e le altre società stanno costruendo organici di assoluto valore. Sarà probabilmente uno dei gironi più competitivi della Serie D.

Forse cambierà il modo di viverlo. Meno viaggio e più territorio. Meno incroci inediti e più derby. Meno scoperta, più appartenenza. Domani arriveranno i gironi ufficiali e soltanto allora si potrà dire se questa trasformazione sarà diventata realtà. Fino a quel momento resta una sensazione sempre più concreta: il Girone A sta cambiando pelle. E, nel bene o nel male, assomiglierà sempre di più al calcio del nostro territorio.

Piemonte Sport