venerdì, Luglio 17 2026

Una Serie D da non perdere

di Andrea Musacchio
3 Luglio 2026 4 min lettura
Analisi

Una Serie D da non perdere

Andrea Musacchio

Comunque andrà, sarà un gran campionato. È una sensazione che accompagna ogni estate, quando il mercato comincia a prendere forma e le prime ufficialità sostituiscono i semplici rumors. Ma quest’anno c’è qualcosa di diverso. Qualcosa che va oltre gli acquisti, gli allenatori e le strategie delle società.

C’è il fascino di un campionato che sembra aver ritrovato la propria identità. Da qualche giorno la stagione 2026-2027 è ufficialmente iniziata. I telefoni dei direttori sportivi non smettono di squillare, le firme iniziano a riempire i comunicati e, tra una spiaggia e una sede sociale, si costruiscono le squadre del futuro. È il periodo delle illusioni, delle speranze, delle trattative che sembrano fatte e poi saltano all’ultimo momento.

Ma una cosa, ormai, appare abbastanza chiara. Il prossimo Girone A di Serie D potrebbe essere uno dei più belli degli ultimi anni. Perché, a differenza di altre stagioni, manca quella squadra che parte nettamente davanti a tutte. La classica corazzata retrocessa dalla Serie C, destinata a dominare il campionato e a riprendersi immediatamente il professionismo.

Questa volta no. Il Vado, che lo scorso anno aveva saputo costruire una macchina quasi perfetta, non ci sarà più. Ha conquistato la promozione e ha lasciato un vuoto che, almeno sulla carta, nessuno sembra in grado di colmare da solo.

Ed è proprio questo il bello. Perché se manca una favorita assoluta, aumentano inevitabilmente le pretendenti. La prima che viene in mente è l’Alessandria. Non soltanto per il blasone, ma perché il ritorno dei Grigi restituisce alla categoria una delle piazze più importanti del calcio italiano. Il Moccagatta riaprirà le porte alla Serie D con un progetto ambizioso, una società che ha dimostrato programmazione e un allenatore come Marco Sesia, fresco vincitore del campionato proprio con il Vado.

Normale che i riflettori siano puntati su di loro. Ma sarebbe un errore pensare che basti il nome. Negli ultimi anni la Serie D ha insegnato che la storia pesa, ma non basta.

Lo sanno bene piazze come Bra, che dopo una sola stagione tra i professionisti riparte dalla quarta serie con un nuovo corso affidato a Riccardo Boschetto. Oppure la Biellese, autentica rivelazione dell’ultima annata, che adesso dovrà confermarsi.

E poi ci sono quelle società che, quando le leggi tutte insieme, fanno quasi sorridere. Varese, Asti, Saluzzo, Chisola, Valenzana, Gozzano, Ligorna, Celle Varazze. Club che, chi segue il calcio da qualche anno, associa naturalmente a campionati importanti, a vecchie Serie C2 o a sfide che profumavano di professionismo.

Senza dimenticare le due cugine della Riviera. Imperia e Sanremese stanno vivendo un’estate di cambiamenti, tra nuove dirigenze, nuovi progetti e l’ambizione di tornare a recitare un ruolo da protagoniste. Due piazze vicinissime geograficamente e sempre più vicine anche nelle aspettative.

E ancora il Saluzzo, che ha scelto un allenatore del calibro di Antonino Asta, il Ligorna, arrivato a un passo dal salto di categoria, il Gozzano, che continua a essere una certezza della categoria, e il Celle Varazze, pronto ad aprire un nuovo capitolo dopo la storica promozione conquistata con Boschetto.

A tutto questo bisognerà aggiungere le incognite. Quali squadre lombarde resteranno nel Girone A? E soprattutto: la Fezzanese, fresca vincitrice della finale playoff contro il Lascaris, tornerà a essere inserita nel raggruppamento del nord Ovest come già accaduto in passato?

Domande che troveranno risposta nelle prossime settimane. Ma forse, per una volta, non sono nemmeno le più importanti.

La vera notizia è che il prossimo campionato sembra destinato a vivere sull’equilibrio. Ogni domenica potrebbe raccontare una storia diversa, ogni trasferta trasformarsi in uno scontro diretto, ogni punto avere un peso enorme.

È questa la bellezza della Serie D. Una categoria che spesso viene raccontata come un semplice passaggio verso il professionismo, ma che continua a conservare un fascino tutto suo. Fatto di stadi pieni, rivalità autentiche, chilometri percorsi dai tifosi e piazze che vivono il calcio come parte della propria identità.

Le rose cambieranno ancora. Arriveranno altri acquisti, qualche cessione importante e probabilmente anche qualche sorpresa. Ma una certezza, oggi, possiamo già concedercela. Comunque vada, sarà un campionato da seguire fino all’ultima giornata. E forse era proprio questo che mancava da tempo.

Piemonte Sport