martedì, Giugno 23 2026

La vera domanda è: perché no?

di Federica Fossi
23 Giugno 2026 3 min lettura
(Credit foto: Lavinia Quagliotti)

La vera domanda è: perché no?

Perché Sara Gama non può essere nominata vicepresidente della FIGC? Perché il fatto di essere una donna dovrebbe automaticamente trasformare una candidatura in uno “slogan”? Perché non avrebbe le competenze necessarie? Davvero: perché?

Ognuno è legittimato ad avere le proprie opinioni, e il confronto è il sale di qualsiasi dibattito democratico. Tuttavia, le reazioni seguite alla notizia della probabile nomina di Sara Gama come vicepresidente della FIGC, al fianco del neo eletto presidente Giovanni Malagò, hanno riportato alla luce alcuni limiti culturali che continuano a caratterizzare il nostro Paese e, in parte, anche il mondo del calcio.

Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali per la terza edizione consecutiva, si è levata da ogni parte una richiesta di cambiamento. Tifosi, addetti ai lavori e opinionisti hanno invocato una svolta, chiedendo nuove idee, nuove figure e una maggiore attenzione alle fondamenta del sistema calcistico italiano. Perché il fallimento della Nazionale è soltanto la manifestazione più evidente di problemi ben più profondi, che chi vive il calcio quotidianamente conosce da tempo.

Si è chiesto a gran voce un rinnovamento. Si è parlato della necessità di guardare alla base della piramide, ai settori giovanili, alla formazione e alla crescita del movimento. Eppure, nel momento in cui emerge una figura diversa rispetto ai tradizionali percorsi dirigenziali, una persona che il calcio lo ha vissuto sul campo per oltre vent’anni, il dibattito sembra spostarsi immediatamente su altro.

C’è chi parla di “mancanza di competenza”, chi liquida la candidatura come uno “slogan” e chi la interpreta come una scelta dettata dal “politicamente corretto”. Giudizi legittimi, certamente, ma che colpiscono per la loro tempestività: vengono espressi prima ancora che il lavoro abbia avuto inizio e, spesso, senza una reale analisi del percorso della persona coinvolta.

Sara Gama non è soltanto una delle calciatrici più importanti della storia italiana. Nel corso degli anni ha maturato esperienze istituzionali, rappresentative e associative, confrontandosi con le problematiche del movimento calcistico a diversi livelli. La sua visione del calcio è sempre stata orientata allo sviluppo della base, dei settori giovanili, dei bambini e delle bambine che ogni giorno popolano i campi di provincia. Quei campi dai quali tutto nasce e che troppo spesso vengono ricordati soltanto quando emergono i problemi.

La verità è che in Italia il dibattito sportivo rischia frequentemente di trasformarsi in una corsa alla sentenza preventiva. Si invocano competenza e serietà, ma troppo spesso si giudica prima ancora di osservare il lavoro svolto. Si chiede il cambiamento, ma quando il cambiamento arriva viene accolto con sospetto. Si invocano idee nuove, salvo poi rifugiarsi nelle stesse logiche che da anni vengono contestate.

Forse il punto non è stabilire oggi se Sara Gama sarà o meno una buona vicepresidente. Questo lo diranno i fatti. Il punto è chiedersi perché una candidatura debba essere messa sotto processo ancora prima di avere avuto la possibilità di dimostrare il proprio valore.

Perché, alla fine, il rischio è sempre lo stesso: continuare a chiedere il cambiamento senza essere davvero disposti ad accettarlo. E trasformare ogni novità in una condanna preventiva, anziché in un’opportunità da valutare con equilibrio e onestà intellettuale.

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