venerdì, Aprile 3 2026

ESCLUSIVO
Gian Luca Chessa oltre il risultato: “Conta formare, non solo vincere”

di Federica Fossi
3 Aprile 2026 3 min lettura

Si è conclusa da pochi giorni l’esperienza della rappresentativa piemontese che, nell’ultima gara dei gironi contro la Calabria, ha visto sfumare la qualificazione a causa di un gol delle calabresi nei minuti finali, che ha permesso loro di pareggiare la gara e conquistare la vetta del girone.

L’amarezza per il risultato sfumato resta e il tecnico Gian Luca Chessa, intervenuto ai nostri microfoni, non la nasconde:

“Sono amareggiato, certo, ma sono convinto di ciò che le ragazze hanno fatto: perdere tanto per perdere non serve a niente. Abbiamo proposto un calcio formativo e le ragazze hanno messo in campo quanto richiesto. Eravamo la rappresentativa più giovane di tutte: abbiamo fatto esordire ragazze di 16 anni, valorizzando tutto il gruppo. Credo che io e il mio staff, così facendo, abbiamo dato rilevanza al movimento piemontese”.

Chessa, nel corso dell’intervista, va oltre il risultato sportivo e sottolinea l’importanza dell’esperienza vissuta dalle ragazze:

“È stata un’esperienza incredibile, sarà un ricordo indelebile. Una delle cose più belle? Ho ricevuto molti messaggi di ragazze che mi hanno scritto dicendo di voler provare l’esperienza in rappresentativa: ci sono giocatrici che credono davvero in questo progetto e questo, certamente, fa piacere.
Nel corso della manifestazione ci sono stati episodi poco improntati al fair play: sinceramente non è la mia filosofia. Preferisco distinguermi e formare le ragazze, lasciando loro qualcosa che serva per il loro futuro di atlete”.

Una filosofia, quella di Chessa e del suo staff, che mette in risalto non solo i valori del gruppo, ma anche quelli espressi in campo:

“Ci sono ragazze in età evolutiva che vogliono mettere in mostra il loro gioco e la loro fantasia: per me è fondamentale che siano messe nelle condizioni di poterlo fare, anche sbagliando.
Invito i miei colleghi a provare il femminile almeno una volta nella vita, perché quello che trasmettono le ragazze è incredibile.
Io sono un formatore, quindi non mi interessa chi ci sia davanti — uomo, donna, bambino o bambina —: mi adeguo alle persone perché devo trasmettere formazione. Non si può fare un paragone con il maschile, ma è sempre calcio: molte persone se lo dimenticano”.

Infine, Chessa ha analizzato la situazione del calcio femminile, criticando un contesto ancora poco attento allo sviluppo concreto delle atlete:

“Molte ragazze non credono nel movimento perché sono demotivate: il contesto non aiuta. Questo influisce anche sulla rappresentativa: alcune non partecipano ai raduni perché iniziano a lavorare e non vedono un futuro nel mondo del calcio.
Ci sono molte ragazze talentuose che, però, non sono supportate da un adeguato progetto tecnico: questo dispiace, perché a rimetterci è tutto il movimento”.

Piemonte Sport