domenica, Marzo 22 2026

Inclusione o imposizione? La nuova regola FIFA divide il calcio femminile

di Federica Fossi
22 Marzo 2026 3 min lettura
(Credit foto: Lavinia Quagliotti)

Nel corso dell’ultima riunione del Consiglio della FIFA, è stata introdotta una nuova regolamentazione che prevede l’obbligo, per ogni squadra, di includere almeno due donne nello staff presente in panchina, di cui almeno una nel ruolo di allenatrice o vice allenatrice. La norma si applicherà esclusivamente alle competizioni femminili, sia a livello di club sia di nazionali, organizzate dall’organo internazionale.

Una decisione che, come prevedibile, ha acceso il dibattito e diviso gli addetti ai lavori.

La critica principale si concentra sull’idea che l’obbligo possa prevalere sul merito. Ma quali sono, nel concreto, i possibili pro e contro di una riforma che non solo modifica la struttura degli staff, ma incide anche sul ruolo della donna nel mondo dello sport?

I possibili vantaggi

Riduzione delle disuguaglianze

La presenza femminile negli staff tecnici del calcio resta ancora limitata. In un contesto storicamente dominato dagli uomini, introdurre un vincolo che favorisca l’inclusione di figure femminili in ruoli rilevanti rappresenta un passo concreto verso la riduzione del divario di genere.

Una transizione sostenibile

Pur trattandosi di un cambiamento immediato sul piano normativo, l’impatto pratico potrebbe risultare graduale. Non essendo prevista la sostituzione forzata di membri già presenti negli staff, i club e le federazioni potranno adattarsi senza stravolgimenti improvvisi.

Un incentivo allo sviluppo

Il supporto economico e organizzativo previsto dalla FIFA potrebbe rappresentare un volano importante per la formazione di allenatrici e professioniste, spingendo le realtà calcistiche a investire concretamente nella crescita di nuove competenze.

Maggiore credibilità della norma

L’inserimento del requisito nei regolamenti ufficiali di partecipazione lo rende vincolante: non una semplice raccomandazione, ma una condizione necessaria per competere.

Le criticità

Il rischio di subordinare il merito all’obbligo

È il nodo centrale delle critiche: l’imposizione normativa potrebbe essere percepita come un limite alla meritocrazia. Il rischio è che le figure inserite negli staff vengano giudicate a priori, perdendo credibilità ancora prima di dimostrare il proprio valore.

Dipendenza dal supporto FIFA

Alcune realtà potrebbero adeguarsi solo grazie agli incentivi economici, senza sviluppare un sistema sostenibile nel lungo periodo capace di formare e valorizzare professionalità femminili.

Formalità senza sostanza

Esiste il pericolo che l’inserimento di queste figure resti puramente formale, finalizzato al rispetto del regolamento più che a un reale contributo tecnico.

Gestione degli aiuti

Resta aperta la questione legata alla distribuzione dei fondi: criteri, modalità e trasparenza saranno determinanti per evitare burocrazia e possibili disparità.

Una percezione difficile da cambiare

Anche con le migliori intenzioni, parte dell’ambiente continuerà a interpretare la norma come un’imposizione, alimentando il dibattito sul rapporto tra inclusione e merito.

Come spesso accade in questi casi, il punto di equilibrio tra inclusione e meritocrazia sarà determinante. La norma, da sola, non potrà bastare: sarà il modo in cui club e federazioni sapranno interpretarla a fare la differenza tra un cambiamento reale e una semplice operazione formale.

Se accompagnata da investimenti strutturali e da un’evoluzione culturale condivisa, questa scelta potrebbe rappresentare un acceleratore importante per la crescita del movimento. In caso contrario, il rischio è che resti una riforma divisiva, capace più di alimentare il dibattito che di risolvere le criticità esistenti.

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