
Sofia Cantore è stata ospite del podcast di Alessandro Cattelan, Supernova. Tra le tante tematiche toccate, ovviamente, anche le differenze tra il calcio maschile e quello femminile: un dibattito ricorrente nella narrazione del movimento femminile, specialmente nel Bel Paese, che soffre ancora un confronto inutile nella quotidianità mediatica.
La stessa Cantore ha sottolineato come le giocatrici siano ben consapevoli delle differenze – puramente biologiche – che distinguono i due movimenti: un concetto che chi vive davvero il calcio femminile conosce e che non si pone nemmeno. Eppure, come giustamente evidenziato dall’ex numero 9 della Juventus Women, sembra che questo non venga compreso per un fattore prettamente culturale.
Un fattore che si riflette nella domanda che anche noi addetti ai lavori spesso ci poniamo: perché all’estero le differenze tra maschile e femminile non vengono costantemente sbandierate come una filastrocca noiosa e si riesce semplicemente a godersi la partita?
Il più delle volte, lo spettatore italico “che conosce il calcio” risponde con un patriottismo invidiabile: “In Italia il calcio è religione, all’estero il femminile viene seguito solo se non è lo sport nazionale”. Una teoria, più che un fatto, smentita dall’esempio del campionato inglese – e non è certo l’unico nel Vecchio Continente a poterlo fare. Il femminile lì è seguito, stimato e valorizzato. E fidatevi: in Inghilterra il calcio è religione eccome.
Una narrazione, quella del paragone continuo, che non solo non è più attendibile, ma che ormai sa di stantio.
var url653331 = “https://vid1aws.smiling.video//SmilingVideoResponder/AutoSnippet?idUser=1381&evid=653331”;
var snippet653331 = httpGetSync(url653331);
document.write(snippet653331);
