Cristiana Girelli, futuro lontano dalla Juventus: il sogno americano chiama la numero 10

TORINO. Manca ancora l’ufficialità, ma Cristiana Girelli potrebbe presto lasciare la Juventus Women. La numero dieci bianconera, in occasione della sfida di UEFA Women’s Champions League contro il VfL Wolfsburg, ha salutato l’allianz stadium per proseguire, potenzialmente, la sua carriera negli stati uniti, al Bay FC.
Per lei oltre 350 gol in carriera — 150 soltanto con la maglia juventina — e 31 trofei conquistati in vent’anni: 10 scudetti, 9 coppe italia e 12 supercoppe. numeri che non sono semplici statistiche, ma pietre miliari di un percorso che ha inciso il nome di girelli nella storia del calcio femminile italiano.
Sono parole difficili da leggere per chi ama questo sport. Emozioni che si intrecciano e generano un dualismo sottile: da un lato la gioia per una calciatrice che, con talento e dedizione, ha riscritto pagine indelebili, facendo innamorare milioni di appassionati e, soprattutto, accendendo il sogno negli occhi di tante bambine e bambini che oggi guardano al calcio femminile come a una possibilità concreta, non più come a una favola lontana.
Dall’altro lato, però, resta una velata malinconia. Perché se è vero che per Cristiana Girelli gli Stati Uniti rappresentano il coronamento di una carriera straordinaria — quella terra oltreoceano che incarna, ancora oggi, il mito del “sogno americano”, evocato con ironia e nostalgia in Tu vuò fà l’americano di Renato Carosone — è altrettanto vero che ogni partenza lascia un vuoto.
Negli States, il sogno prende forma in un campionato tra i più prestigiosi e competitivi al mondo, con strutture d’eccellenza, maggiore visibilità e un seguito di pubblico imponente. È naturale, dunque, essere felici e orgogliosi per il traguardo raggiunto dalla numero dieci. E lo siamo. Ma rimane quel lieve rammarico nel constatare che un’altra protagonista del nostro movimento scelga di proseguire altrove il proprio cammino.
Che i grandi campionati stranieri guardino ai talenti italiani è un segnale di crescita e di valore. Tuttavia, se le nostre fuoriclasse sentono il bisogno di varcare i confini per compiere il definitivo salto di qualità, forse qualche riflessione sullo stato e sulle prospettive del calcio femminile italiano è doverosa.
L’augurio, allora, è che i nostri talenti possano un giorno tornare a casa. Proprio come narrato in Gigi l’amoroso di Dalida: partito per inseguire l’America e il suo miraggio, il protagonista sceglie infine di rientrare nella sua Italia, ancora amato e atteso.
E noi, qui, continueremo ad aspettare. Continueremo a credere, a costruire, a custodire questo movimento con pazienza e fierezza. Perché i nostri campi possano restare illuminati dai sogni — anche quando volano lontano — e perché, un giorno, quei sogni possano fare ritorno.
E chissà che, col tempo, il “sogno americano” non si trasformi, quasi per naturale evoluzione, nel sogno della dolce vita italiana. Che quel campionato oggi ritenuto il più prestigioso e blasonato possa, un domani, essere il nostro. Che l’orizzonte da inseguire non sia più oltre l’oceano, ma qui, sotto il nostro cielo, dove il talento nasce, cresce e — perché no — sceglie di restare.
