
SALUZZO. C’è un dato che racconta più di mille analisi. In tutto il girone d’andata il Saluzzo Calcio aveva incassato 20 reti. Nelle prime sei partite del nuovo anno ne sono arrivate già 15. Numeri che fanno riflettere e che spiegano meglio di ogni discorso il momento che sta attraversando la squadra granata.
Eppure, sul piano del gioco, poco sembra essere cambiato. La formazione di Cacciatore continua a esprimere una buona qualità, a proporre calcio su ogni campo, senza snaturarsi. Ma qualcosa, evidentemente, si è incrinato. Non tanto nell’identità, quanto nei dettagli. Quel freddo cinismo che permetteva di chiudere le partite. Quell’attenzione in più che evitava di concedere gol nei momenti chiave.
Il Saluzzo oggi dà la sensazione di essere sempre dentro le gare, ma di non riuscire più a dominarle come faceva nella prima parte di stagione e, soprattutto, nell’annata scorsa. La solidità difensiva, marchio di fabbrica fino a dicembre, si è appannata. E davanti manca quella concretezza che trasformava il possesso in punti.
Il calcio è fatto di cicli, di onde che salgono e scendono. Fino al 2025 la stagione granata era stata di altissimo livello. Ora il momento è più complicato, ma la classifica non è ancora un problema. Il settimo posto resta un piazzamento di valore, segno che il lavoro fatto non è stato cancellato.
Serve però una sterzata. Non rivoluzioni, non stravolgimenti, ma un ritorno a quella mentalità feroce che aveva reso il Saluzzo una delle realtà più solide del campionato. Ritrovare equilibrio, recuperare fiducia, tornare a essere squadra nei dettagli.
Perché la stagione è ancora lunga e c’è tutto il tempo per rimettere le cose a posto. Ma per non macchiare un cammino che era stato ottimo, ora è il momento di reagire. E farlo in fretta.
