C’erano una volta le nobili decadute. Piazze storiche, nomi pesanti, stadi che hanno visto categorie importanti e che, nel giro di pochi anni, si sono ritrovate lontanissime dal proprio rango. Oggi, però, quel detto sembra iniziare a perdere forza. Perché Alessandria e Casale non sono più soltanto nobili cadute: sono nobili in rinascita.
Entrambe dominano i rispettivi campionati, con una continuità e una superiorità che difficilmente lasciano spazio a interpretazioni. L’Alessandria guida il girone B di Eccellenza con autorità, il Casale fa lo stesso nel suo percorso verso l’Eccellenza. A meno di clamorosi ribaltoni, il destino sembra ormai tracciato: promozione e ritorno a respirare un’aria più consona alla loro storia.
Il dato più significativo non è solo la classifica, ma la sensazione che trasmettono. Squadre solide, organizzate, con una direzione chiara. Dopo anni complicati, fatti di fallimenti, rifondazioni, ripartenze dolorose e identità da ricostruire, Alessandria e Casale sembrano aver finalmente imboccato la strada giusta. Non quella del sogno immediato, ma quella più concreta della programmazione e della stabilità.
Per i grigi, vincere l’Eccellenza significherebbe tornare in Serie D, a un solo gradino dalla Serie C, la categoria in cui militavano prima del tracollo. Per il Casale, la promozione riporterebbe i nerostellati in Eccellenza, di nuovo a ridosso della Serie D, anche quella persa dopo il fallimento. Non è ancora il ritorno ai fasti del passato, ma è un riavvicinamento lento e credibile a ciò che erano.
La storia insegna che il calcio non fa sconti a nessuno, nemmeno alle nobili. Ma oggi Alessandria e Casale danno l’impressione di aver capito la lezione: meno proclami, più campo. E forse, proprio per questo, la parola decadenza può iniziare a lasciare spazio a un’altra, più attuale e più giusta: rinascita.

Nobili rinascite