Giovani in campo, punti mancanti: l’altra faccia del progetto valorizzazione

Il Progetto Valorizzazione Giovani Calciatori nasce con un obiettivo preciso: incentivare l’utilizzo dei giovani e premiare le società che investono in maniera strutturata sui vivai. Un principio condivisibile, che guarda al futuro del calcio dilettantistico e alla crescita dei talenti. Tuttavia, osservando l’incrocio tra la classifica ufficiale del progetto e l’andamento reale dei campionati di Eccellenza, emerge un dato che non può passare inosservato: la valorizzazione non sempre coincide con i risultati sportivi.
Nel Girone A di Eccellenza, la classifica del progetto vede al primo posto l’Oleggio, nettamente in testa per punteggio complessivo. Eppure, guardando la classifica del campionato, la Sportiva Oleggio si trova al terzultimo posto, con 16 punti dopo 18 giornate, pienamente coinvolta nella lotta per non retrocedere. Un dato che stride: la squadra che, numeri alla mano, valorizza di più i giovani è allo stesso tempo una delle formazioni più in difficoltà sul piano dei risultati.
Il paradosso si accentua se si allarga lo sguardo. Nella top 5 del progetto troviamo realtà come Briga e Verbania, che occupano posizioni di metà–bassa classifica, mentre il Borgosesia, capolista del girone con 41 punti, miglior attacco e miglior difesa, è solo quarta nella graduatoria della valorizzazione. Un piazzamento comunque alto, ma che non rispecchia il dominio mostrato sul campo. Ancora più indietro l’Accademia Borgomanero, seconda in campionato, ma solo ottava nel progetto.
Il messaggio che emerge è chiaro: nel Girone A chi vince non è necessariamente chi valorizza di più, e chi valorizza di più non è detto che riesca a tradurre questo lavoro in risultati immediati. Una scelta che, in molti casi, comporta sacrifici evidenti in termini di classifica.
Il discorso diventa ancora più emblematico nel Girone B. Qui la classifica del progetto è guidata dal Pinerolo, con un punteggio nettamente superiore a tutte le altre società. Ma la realtà del campionato è impietosa: il Pinerolo è ultimo in classifica, con appena 2 punti raccolti in 18 giornate, una sola vittoria all’attivo e numeri difensivi che raccontano una stagione estremamente complicata.
Ancora una volta, la squadra che più di tutte ha puntato sui giovani è quella che paga il prezzo più alto in termini sportivi. Al contrario, le formazioni che occupano le prime posizioni del Girone B – come Alessandria, Cuneo Olmo e Albese – sono molto più indietro nella graduatoria del progetto, segno di una scelta diversa, più orientata alla competitività immediata.
Questo non significa che il progetto sia sbagliato. Al contrario, i numeri dimostrano che esistono società che portano avanti con coerenza una filosofia formativa, anche a costo di affrontare stagioni difficili. Ma l’analisi incrociata delle classifiche evidenzia un punto chiave: la valorizzazione dei giovani, così come strutturata oggi, non è automaticamente compatibile con il rendimento sportivo nel breve periodo.
Il calcio dilettantistico si trova quindi davanti a un bivio culturale e tecnico. Da un lato c’è la necessità di far crescere i giovani, dall’altro la pressione dei risultati, della classifica, della sopravvivenza sportiva. I casi di Oleggio e Pinerolo sono emblematici: prime nel progetto, ma in coda ai rispettivi gironi. Un segnale forte, che apre inevitabilmente a una riflessione più ampia sul rapporto tra sviluppo e competitività, tra investimento sul futuro e urgenza del presente.
Forse la vera domanda non è se il progetto funzioni, ma quanto il sistema sia pronto a sostenere chi sceglie davvero di valorizzare i giovani, senza costringerlo a pagare un prezzo così alto in termini di risultati.
