
TORINO. Torino non ha mai smesso di vivere le Olimpiadi Invernali del 2006. A vent’anni di distanza, quell’evento non è rimasto un ricordo celebrativo, ma si è trasformato in un’eredità concreta che continua a produrre sport, talento e visione. Oggi la città torna protagonista sulla scena olimpica grazie al lavoro quotidiano svolto nei suoi impianti e nelle sue società storiche, come l’Ice Club Torino, fucina di atleti e tecnici di livello internazionale.
Alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 il legame con Torino sarà forte e concreto. Sul ghiaccio scenderanno Daniel Grassl, in gara per l’Italia, e Tomas Guarino, che rappresenterà la Spagna. Entrambi sono seguiti da Edoardo De Bernardis, tecnico e coreografo di fama mondiale, oggi uno dei principali punti di riferimento del pattinaggio artistico internazionale.
È proprio all’Ice Club Torino, società presieduta da Claudia Masoero, che negli anni si è costruito un ambiente tecnico di altissimo livello. Un contesto capace di attrarre non solo i migliori talenti italiani, ma anche numerosi atleti stranieri, richiamati dalla qualità degli impianti, dalla competenza dello staff e da una cultura sportiva che affonda le radici nel post-Olimpiadi 2006.
Il nome di De Bernardis è da tempo legato alle grandi storie del ghiaccio. Nel suo percorso ha seguito atleti olimpici come Carolina Kostner, Giada Russo, Karel Zelenka, Sarah Hecken e Natalie Wienzerl, contribuendo in modo decisivo a riportare Torino al centro della mappa mondiale del pattinaggio.
“Sono molto soddisfatto del lavoro fatto con i miei atleti qui a Torino”, spiega De Bernardis. “Grazie alle Olimpiadi del 2006 abbiamo ereditato impianti sportivi eccezionali in tutto il Piemonte, come il Palavela, dove li alleno quotidianamente. Sono felice di essere riuscito a portarli a questo importante appuntamento, che per loro è un sogno coltivato fin da bambini. Non è stato facile: il livello del pattinaggio è cresciuto enormemente negli ultimi anni e con tutto il mio team abbiamo lavorato su ogni dettaglio”.
Il cuore di questo percorso resta il Palavela, oggi considerato uno dei templi europei del pattinaggio artistico. Un impianto iconico, riconoscibile a livello internazionale, che continua a ospitare competizioni di alto profilo e ad alimentare la vocazione olimpica della città, insieme al Pala Tazzoli, altro simbolo dell’eredità del 2006.
Ma lo sguardo di Torino non si ferma a Milano-Cortina 2026. All’orizzonte si profilano già le Olimpiadi Invernali 2030, che coinvolgeranno la Savoia, la regione di Nizza e le Alpi francesi. Un contesto nel quale il capoluogo piemontese potrebbe tornare a giocare un ruolo attivo, non solo per la qualità delle infrastrutture, ma per la capacità dimostrata nel tempo di formare atleti, tecnici, coreografi e professionisti riconosciuti in tutto il mondo.
La vicinanza geografica e culturale con le Alpi francesi rende naturale immaginare collaborazioni, scambi e appuntamenti preparatori, in una continuità olimpica che Torino ha già dimostrato di saper sostenere. La città ha ospitato, innovato e creato eredità durature. Oggi, con una comunità sportiva viva e impianti di eccellenza, può guardare al futuro con ambizione, riaffermando il proprio ruolo di capitale europea degli sport invernali.
