(Adnkronos) – L’Iran avverte il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: un attacco americano potrebbe portare Teheran a reagire contro Israele e le basi militari americane nella regione, definite “obiettivi legittimi”. A dichiararlo al Parlamento è stato il presidente dell’Assemblea nazionale Mohammad Baqer Qalibaf, secondo quanto riporta il Times of Israel. L’Iran è teatro di imponenti proteste contro il regime che sta reagendo con una sanguinosa repressione, con vittime e arresti.
Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento degli Stati Uniti in Iran. A riferirne è Ha’aretz, dopo che il Trump ha scritto in un post su Truth che “l’Iran sta guardando alla libertà, forse come mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!!!”.
Secondo quanto scrive il New York Times, che cita diversi funzionari statunitensi, il presidente Trump è stato informato nei giorni scorsi in merito a nuove opzioni per potenziali attacchi in Iran. Il leader della Casa Bianca – affermano le fonti – sta valutando se tradurre in pratica la minaccia di attaccare il Paese dove continua ad aggravarsi il bilancio della repressione della protesta popolare.
Trump non ha ancora preso una decisione definitiva, scrive il quotidiano, ma secondo i funzionari starebbe valutando seriamente la possibilità di autorizzare un attacco in risposta alle azioni del regime iraniano contro i manifestanti. Al presidente sono state presentate diverse opzioni, tra queste quella di attacchi a siti non militari a Teheran, hanno affermato le fonti.
Nuove proteste sono scoppiate ieri in serata a Teheran: decine di persone si sono radunate in un quartiere del nord della capitale nonostante il blackout di internet e la dura repressione delle autorità, come mostra un video verificato dall’Afp. Nel filmato, esplodono fuochi d’artificio su Punak Square, mentre i manifestanti battono pentole e intonano cori a sostegno dei sovrani Pahlavi, deposti dopo la rivoluzione islamica del 1979.
Il bilancio della repressione delle proteste in Iran da parte del regime è salito ad almeno 116 morti. A riferirlo è la Ong statunitense Human Rights Activists News Agency, precisando che oltre 2600 persone sono state arrestate.
“Il livello dello scontro con i rivoltosi è stato innalzato”, ha annunciato questa mattina Sardar Radan, comandante in capo della polizia nazionale, citato da SkyNews. Radan ha anche lodato gli “arresti importanti” effettuati, affermando che “i principali responsabili dei disordini della notte scorsa sono stati fermati”.
Il blocco nazionale di internet in Iran è ormai in vigore da oltre 60 ore. A dichiararlo è l’Osservatorio indipendente Netblocks. “La misura censoria rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento cruciale per il futuro del Paese”, scrive su X, aggiungendo che il blackout “ha ormai superato le 60 ore”.
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