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Manovra, banche e assicurazioni le più colpite: arriva il ‘contributo’ di 12 miliardi

di AdnKronos
4 Gennaio 2026 4 min lettura

(Adnkronos) – Con circa 12 miliardi di contributo previsto in manovra, sono banche e assicurazioni ad uscire sconfitte dal braccio di ferro durato due mesi con il governo. Già in fase di stesura della legge di Bilancio, l’esecutivo aveva messo in chiaro la questione: dai 45 miliardi di utili incassati nell’ultimo anno dagli istituti di credito, un contributo per i consumatori “non poteva non arrivare”. Al di là dello scontro politico, con il vicepremier Matteo Salvini che era arrivato a dire che “a ogni lamentela delle banche sarà un miliardo in più che chiederemo”, tra Palazzo Chigi, associazioni dei due settori e Mef si era da subito instaurata una rete di contatti e trattative per arrivare a un compromesso. Che nei fatti, però, non c’è stato. 

Per cui, con la legge di Bilancio appena approvata, le banche e le assicurazioni verseranno cifre molto più alte rispetto a quanto inizialmente stimato dal governo. Numeri che si aggiravano intorno ai 5 miliardi e che erano arrivati negli ultimi giorni, prima della discussione in Senato, a 11 miliardi. Alla fine, invece, saranno ben 12,2 miliardi di euro nel triennio, 10,2 dalle banche e 2 dalle assicurazioni. Una parte consistente, oltre 3,5 miliardi di euro, arriverà dall’aumento dell’Irap di due punti (dal 4,65% al 6,65% per gli istituti di credito e gli altri intermediati e dal 5,90 al 7,90% per le assicurazioni). Per le banche cala poi la percentuale di deducibilità sulle perdite pregresse, passando dal 43% al 35% nel corso di quest’anno e dal 54% al 42% nel 2027. Per le assicurazioni viene invece introdotto un acconto dell’85% del contributo sul premio delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti dovuto per l’anno precedente. Il gettito, in questo caso, è previsto solo per quest’anno e sarà pari a 1,3 miliardi di euro, in quanto dal 2027 la norma andrà a regime. 

C’è poi la tassa sui dividendi, che porterà complessivamente nei tre anni 2,8 miliardi di euro nelle casse dello Stato, divisi in circa 700 milioni quest’anno, 1 miliardo nel 2027 e 1,1 miliardi nel 2028. Altra misura quella sull’affrancamento delle riserve che, nel testo definitivo della legge di bilancio, interessa esclusivamente il settore bancario e introduce un affrancamento sugli accantonamenti del 2023, che erano stati pari a 6,2 miliardi di euro. Secondo quanto previsto in manovra, sulle riserve si potrà pagare un’imposta sostitutiva quest’anno pari al 27,5% oppure del 33% nel 2027. Se si decide, invece, di arrivare al 2029, scatterà un prelievo del 40%. Quindi, nella pratica, le banche saranno ‘obbligate’ ad affrancare gli accantonamenti quest’anno e, secondo le stime del governo, il gettito previsto sarà di 1,7 miliardi di euro quest’anno. 

Altra misura impattante sugli istituti di credito è quella sulla deducibilità degli interessi passivi, che scende al 96% quest’anno per poi passare dal 2027 al 2029 rispettivamente al 97%, al 98% e al 99%. In questo caso il gettito previsto è di circa 900 milioni tra il 2027 e il 2028. A questa si aggiunge il rinvio delle Dta, le imposte differite attive. Nel 2027, secondo quanto previsto in manovra, viene ridotta ancora la quota deducibile, aumentando, secondo le stime, il gettito per lo Stato di altri 1,8 miliardi di euro. 

Oltre a incidere in maniera significativa sulle banche e sulle assicurazioni, la legge di Bilancio appena approvata va a colpire anche gli investitori. L’imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax, viene infatti raddoppiata. Da quest’anno passa dallo 0,1% allo 0,2% per le transazioni su mercati regolamentati e dallo 0,2% allo 0,4% per gli altri mercati. Inoltre, viene raddoppiata anche la tassa sulle negoziazioni ad alta frequenza, che passa dallo 0,02% allo 0,04%. Attraverso queste misure, il governo punta a un gettito che sfiorerebbe i 340 milioni di euro. C’è però dibattito sul tema perché se da un lato, effettivamente, aumenterebbero le entrate, dall’altro gli analisti temono ripercussioni sull’attrattività, da parte degli investitori, della Borsa milanese di Piazza Affari. 

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